Archivio per novembre 2009

Onde Radio giovedì alle 18.00 (www.radiosapienza.net)   Leave a comment

 

E adesso le notizie arrivano attraverso le Onde Radio

 

 

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LE PUNTATE IN PODCAST SUL SITO DI RADIOSAPIENZA (www.radiosapienza.net) AL LINK

http://www.radiosapienza.net/index.php?option=com_content&view=category&id=79&Itemid=73

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Direttamente dal tinello di Radio Sapienza, all’interno della facoltà di Scienze della Comunicazione dell’università La Sapienza di Roma (www.radiosapienza.net), parte una nuova striscia settimanale, in onda ogni giovedì alle 18.00, con lo stile curioso e irriverente dell’infotainment: l’informazione unita all’intrattenimento. Il team della trasmissione sta già scaldando i motori ed è pronta a partire con un pieno di buon umore e di notizie vere e curiose, verificate attraverso interviste alla gente che di quelle notizie ne è protagonista.

 

 

Così in ogni puntata, via telefono e in studio, il conduttore Fabio Barbera (nella foto) ospiterà gente proveniente dal mondo dell’associazionismo, dello spettacolo, dello sport, del giornalismo, della scienza e della musica, raccontando di volta in volta grandi realtà associazionistiche, siparietti curiosi e roba paradossale come l’associazione che raccoglie i manifesti dei candidati a Sindaco più strani, il social network che giogineggia su facebook facendo incontrare gli animali (petbook.it), il blog che raccoglie lo stress dei suoi lettori e la televisione di controinformazione più querelata d’Italia (www.telejato.it), il sito che raccoglie immagini e fotografie dei parcheggi più assurdi (perché il parcheggio quando non c’è, l’italiano lo sa, s’inventa), gli amici di addio pizzo, i medici senza frontiere, l’associazione troviamo i bambini, lo psicologo che ci parla di insonnia e metodi per dormire bene e il dietologo che consiglia come mangiare bene e meglio e ancora un susseguirsi di notizie di attualità commentante da chi la notizia la fa e la segue come Emergency, Amnesty International, i ragazzi di "Un Ponte Per..", parleremo di iniziative antimafia, di consumo critico e di risparmio energetico. Un occhio all’attualità quindi tra il serio e il faceto, alternato alla buona musica dei Be-Folk (che firmano anche la sigla), Bandabardò, Portoflamingo, Arpioni, Hidria, Modena City Ramblers, Akkura, Apres La Classe, Banda Osiris, Cappello a Cilindro, Mannarino, Vinicio Capossela, Roy Paci e moltissimi altri. Un modo particolare e alternativo, quindi, per raccontare cosa accade assieme ai protagonisti che, di puntata in puntata, entreranno nel tinello di Onde Radio e racconteranno la nostra Italia e la nostra Sicilia che cambia e che spesso si riempie di contraddizioni e paradossi.

 

  

(la regista Elvira Fiore)

 

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Gli ospiti delle prime puntate

 

MOBILEYE: l’auto intelligente con un occhio elettronico

che evita i pedoni!

 

 

 

Dall’universo delle invenzioni utili arriva una interessante novità. Nasce in Israele Mobileye: un’automobile con un sistema di occhi elettronici che rilevano la presenza di pedoni, animali o altri veicoli quando il guidatore è distratto e impediscono così la collisione frenando automaticamente. Ci sono voluti cinque anni per inventare la frenata automatica, le microtelecamere collegate a un sistema radar e gli algoritmi necessari che permettono all’auto intelligente di individuare qualsiasi forma vivente, esseri umani o animali, mentre attraversano la strada.

 

Mobileye parla come un navigatore satellitare, sentenziando: "Attenzione, Pedone!" – scrive il corrispondente del Corriere della Sera, Francesco Battistini – poi lampeggia attraverso una spia: gialla se l’ostacolo è ancora lontano, rossa se si avvicina e infineInchioda come un freno a mano: poche decine di centimetri di frenata, se la velocità è da città. inchioda. L’Auto Intelligente non ha ancora un nome, però ha già un mercato. L’Auto Intelligente non ha ancora un nome, però ha già un mercato. L’ha messa a punto un istituto d’elettronica applicata di Gerusalemme, Mobileye, e il brevetto è stato venduto agli svedesi della Volvo che lo monteranno fin dall’anno prossimo, sul nuovo modello S60.A ideaarA idearla è stato l’istituto d’elettronica applicata di Gerusalemme e il brevetto è Stato venduto agli svedesi della Volvo che lo monteranno fin dall’anno prossimo, sul nuovo modello S60. L’Auto Intelligente “vede” il pedone che attraversa a 35 metri di distanza, avverte l’automobilista con un segnale sonoro e, se alla guida c’è un distratto, provvede da sé: rallentando o frenando con decisione, a seconda della situazione. L’Auto Intelligente "vede" il pedone a 35 metri di distanza e avverte l’automobilista con un segnale sonoro. Se il guidatore è distratto allora provvede da sè: rallentando o frenando con decisione, a seconda della situazione.

 

In Italia è di una inventrice romana l’idea del Salvapedone

 

 

  (nella foto Beatrice Galasso inventrice del Salvapedone)

 

Italia, terra di inventori? Proprio così: il trend è mantenuto con orgoglio, negli ultimi dieci anni dalla penisola sono stati depositati ben trentasei mila brevetti presso l’ufficio europeo Epo, facendoci piazzare così all’ottavo posto tra le nazionioni più…geniali!. Davanti a noi ci sono colossi della ricerca come USA, Germania e Giappone, che potremmo benissimo doppiare se solo il governo desse più spazio e incentivi al popolo composto da quegli italici inventori che vi continuiamo a raccontare. Inventori come Beatrice che abbiamo intervistato in esclusiva per Radio Sapienza.

 

 Beatrice Galasso, inventrice del primo e unico salvapedone,  davvero una bella invenzione. In cosa consiste?

E’ un dispositivo di bordo che ha la funzione di segnalare, ai conducenti dei mezzi che seguono dietro, la presenza di pedoni in fase di attraversamento della carreggiata.

Da dove nasce l’esigenza di creare un oggetto del genere?

L’esigenza nasce dal fatto che sempre più gente (troppa) si muove in auto, dimenticandosi dei pedoni. La gente che cammina a piedi, in un mondo tutto dedicato alle automobili, rischia costantemente la vita! Pensateci: se un pedone sta attraversando la strada e un’auto si ferma per lasciarlo passare, la macchina dietro non vede il pedone, supera quella davanti e lo investe in pieno. Il rischio c’è, è capitato e potrebbe capitare ancora. Con il Salvapedone, invece, le auto in coda possono, attraverso un segnale luminoso, essere informati del fatto che c’è un pedone che sta attraversando la strada.

Geniale e utile. Come lo hai creato? Da cosa è costituito? Come si usa?

Si tratta di un faretto, con sopra disegnata una sagoma umana, installato nella parte posteriore della vettura, all’interno (sul lunotto posteriore) o all’esterno (accanto alle luci di posizione). Se un pedone sta attraversando il cauto automobilista può accendere il Salvapedone e consentire il passaggio. Per attivarlo si preme un pulsante posizionato sul cruscotto il quale, a sua volta, aziona una luce di colore verde ad intermittenza che renderà evidente la sagoma umana anche da lunghe distanze, avvisando così gli automobilisti che sopraggiungono della presenza di persone in attraversamento sulla carreggiata. I benefici sono molteplici. Il Salvapedone è utile sia per evitare sorpassi azzardati, sia nella situazioni in cui le strade sono poco illuminate oppure nei casi di fitta pioggia e mancanza di strisce pedonali: è un contributo alla salvaguardia dei pedoni.

Dove trovarti?

Per maggiori informazioni cliccate su www.beatricegalasso.it

Nasce in Italia “La Banca della Memoria”

 

La Banca della Memoria (su www.memoro.org) si occupa di raccogliere e preservare in filmati di 10 minuti le storie, le vicende, le esperienze di vita e gli aneddoti raccontati dalle persone nate prima del 1940. Tra i relatori anche Andrea Camilleri e Tinto Brass.

In un mondo che soffre di mancanza di memoria nasce un sito Internet che ha deciso di raccogliere, catalogare e diffondere la memoria! Una geniale intuizione di un gruppo di lavoro giovanissimo che, partendo da poche e curiose interviste a personaggi che hanno visto, vissuto e realizzato il nostro passato, è riuscito a mettere in piedi un archivio nutrito e coinvolgente.

La raccolta in parte autoprodotta e in parte spontanea delle esperienze e dei racconti di vita delle persone nate prima del 1940 sono così state catalogate sotto forma di "racconti filmati" di 10 minuti e diffusi sul portale della Banca della Memoria. Così la curiosa iniziativa ha fatto il giro dei media (l’iniziativa viene scoperta dai giornalisti di Repubblica e di seguito li vuole in studio anche la Dandini a Parla con Me), contribuiscono con i propri racconti anche Andrea Camilleri, Tinto Brass e molti altri ancora e il progetto si diffonde in diverse aree del mondo: Germania, Spagna, Argentina, Stati Uniti, Francia.

A spiegare cos’è Memoro  – il nome della curiosa banca dati trasferita adesso sul sito www.memoro.org – sono gli stessi autori e ideatori italiani dal sito: “Molti di noi probabilmente ricordano con piacere se stessi da bambini, accoccolati sulle gambe di un nonno, assorti, attenti a non perdere una parola delle storie che ci venivano raccontate. Queste, col passare degli anni, vengono comprese e ricordate come esperienze di vita vera, vissuta. Venivano raccontate per insegnare quello che l’esperienza aveva portato ad imparare, perché fossero di esempio o per mantenere la memoria di vite vissute secondo usanze e valori di un’altra epoca. Per molti di noi l’importanza di queste esperienze si è svelata ed è cresciuta man mano che si diventava grandi, quando abbiamo incominciato a capirne il vero valore. Capita allora di ritrovarsi alla ricerca, di inseguire quello che i "nostri vecchi" saprebbero raccontarci prima che scompaia. Quando questo succede, quando si ha la fortuna di riuscire a trovare il tempo fra i mille impegni della vita quotidiana per sedersi ad ascoltare, si scopre un mondo estremamente affascinante”. 

Con questo progetto così si riesce a far emergere storie, aneddoti, curiosità, esperienze provenienti dal nostro passato e ci possono così aiutare a comprendere il presente e a costruire un futuro migliore. La raccolta delle testimonianze avviene in due modi distinti: la raccolta "redazionale" e i contributi spontanei inviati dagli utenti. Proprio così: se anche tu (lettore di RAC Notizie) hai un nonno, un parente, un conoscente nato prima del 1940, intervistalo, chiedigli le sue esperienze legate al passato, gli aneddoti che hanno inciso sulla sua vita, gli accadimenti belli o brutti che lo hanno segnato e formato, filmando la chiacchierata col tuo telefonino o con una telecamerica, poi sul sito puoi caricare il fimato e contribuire così ad una enciclopedia che protegga la nostra storia! “La redazione – scrivono gli autori del sito – interviene visionando tutti i filmati, lavorandoli (eventuali montaggi o inserimento sottotitoli) e completandoli con gli "attributi" necessari alla classificazione, relativi sia all’autore che al contenuto stesso. In questo modo è possibile per gli utenti fruitori seguire con facilità i numerosi percorsi tematici”.

Nella foto: Andrea Camilleri, si è prestato per memoro.org a raccontare le sue vicende siciliane legate al passato.

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ABBIAMO PARLATO ANCHE DI

Striscia la Notiza : in collegamento con l’inviata siciliana Stefania Petyx

Petbook: il social network che fa incontrare gli animali domestici (in collegameto con uno degli autori, www.petbook.it)

Telejato: la tv di controinformazione più querelata d’Italia (in collegamento con il direttore Pino Maniaci, www.telejato.it)

Scuole alfmediali: le scuole che usano i media per insegnare (in collegamento con il responsabile pedagogico Tullio Sirchia, www.scuolealfamediali.net)

Ebook ed Epaper: L’inchiostro elettronico per sostituire i classici libri su carta. Ne abbiamo discusso con i distributori italiani dell’ebook (www.simplicissimus.it)

Il sito antibufale: In collegamentodalla Svizzera il giornalista informatico Paolo Attivissimo ci racconta rumors e bufale dal mondo del web…e non solo! (www.attivissimo.net 

Il nuovo portale di satira VIRUS:  In collegamento con l’autore e voce del nuovo sito di satira dell’Unità, Simone Salis (virus.unita.it)

Il vignettista satirico Alessio Spataro: Al centro delle polemiche per il nuovo libro su Giorgia Meloni (La Ministronza) il vignettista catanese ci racconta la sua satira (www.pazzia.org)

John Beer e la scuola: L’autore dei libri che raccolgono le più divertenti note disciplinari e giustificazioni dalle scuole italiane ci racconta spassosi aneddoti e curiosità inerenti alla sua attività (www.notadisciplinare.it)

No Berlusconi Day: abbiamo raccontato l’iniziativa del 5 dicembre ospitando in studio un gruppo che ha aderito dalla Sapienza (www.noberlusconiday.org)

AgoraVox.it: il sito web di citizen journalism raccontato dagli autori collegati con noi dalla Francia (www.agoravox.it)

Perso per Perso: un sito che si occupa di rimettere in circolo, attraverso la tecnica del baratto, gli oggetti dimenticati nelle nostre case (www.persoperperso.com)

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Pubblicato 22 novembre 2009 da fabiobarbera in Senza categoria

Una galleria fotografica dalla più grande mostra di gatti a Roma   Leave a comment

 

Yes we Cat: la galleria fotografica da Magnificat,

la più grande mostra felina alla Fiera di Roma

 

Yes We Cat è lo slogan dell’edizione 2009 del MagnifiCat, che è tornata alla Nuova Fiera di Roma. Una mostra che è il più importante evento nazionale interamente dedicato ai gatti: più di 500 felini per oltre 200 razze, provenienti dai migliori allevamenti mondiali, hanno esibito il loro charme e hanno fatto anche da cornice ai gatti meno fortunati, i trovatelli in cerca di adozione. L’evento culturale e sociale, alla decima edizione, conta oltre 9.000 mq di stand, palchi, scenografie, mercatino gattofilo, mostre e aree di adozioni è patrocinato dal Comune di Roma e dalla Regione Lazio e collabora, per l’adozione dei gatti trovatelli, con l’Associazione Romana Cura Animali e Ambiente "www.gattidellapiramide.it", partner storico della manifestazione.

Una delle mostre più curiose e interessanti. Evento atteso dai gattofili di tutta Italia è quello che ha riunito a Roma 500 gatti provenienti da tutto il mondo: si tratta di MagnifiCat Show, la mostra felina che si è consumata a fine novembre in quel di Roma e che nelle ultime edizioni è riuscita a coinvolgere quasi 30.000 visitatori tra curiosi, simpatizzanti e visitatori di ogni età. Durante la mostra sono stati premiati i gatti più belli provenienti dai più grandi allevamenti ma non solo: come ogni anno, ma con un numero maggiore di esemplari, si svolgerà l’iniziativa “Qua La Zampa”, l’associazione Arca darà infatti in adozione i “trovatelli” in cerca di un padrone! 

 

Spazio anche alla cultura e allo svago (naturalmente a tema) è stato quello dedicato alle attività corelate all’evento. Così mentre un’equipe di preparatissimi veterinari rispondevano alle domande del  pubblico per soddisfare le curiosità più disparate e risolvere tutti i problemi legati alla buona cura dei felidi casalinghi, uno staff di animatori travestiti da gatto si è occupato di accogliere tutti i bimbi che sono accorsi a frotte alla mostra, intrattenendoli con giochi, body painting, spettacoli e musica.

 

Immancabile il merchandising: un vero e proprio villaggio commerciale a misura di gatto, con editoria, oggettistica, gadget, mostre e veterinaria tutto ciò che è legato al mondo felino. L’iniziativa quest’anno ha avuto anche un obiettivo solidale intitolato “tutti i colori del mondo”, che si prefigge di raccogliere attraverso la presenza di alcuni importanti testimonial i fondi necessari per l’imminente costruzione di un ospedale e di una scuola a Kinshasa , per aiutare i bambini del Congo.

 

LE FOTO DALLA MOSTRA

 

  

 

  

 

 

 

 

 

 

 

   

 

 

 

 

Link: si parla di gatti anche su AGORAVOX sui link

http://www.agoravox.it/attualita/ambiente/article/17-novembre-e-il-gatto-nero-day-10833 

http://www.agoravox.it/attualita/societa/article/yes-we-cat-la-piu-grande-mostra-10869 

Pubblicato 21 novembre 2009 da fabiobarbera in Senza categoria

Stefania Petyx, l’inviata siciliana col bassotto, alla conduzione di Striscia la domenica   Leave a comment

 

Stefania Petyx, l’inviata siciliana col bassotto,

alla conduzione di Striscia la domenica

 

 

 

(nella foto: Stefania Petyx e Gimmy Ghione)

 

Domenica 15 novembre l’esilarante inviata siciliana del noto tg satirico siederà con Gimmy Ghione dietro al bancone di Striscia la Notizia per una puntata speciale dedicata a retroscena e scoop dallo Zecchino d’Oro.  Noi l’abbiamo raggiunta a Milano2 (dove stava registrando la puntata) per farci concedere un’intervista al fulmicotone per la trasmissione Onde Radio su Radio Sapienza (www.radiosapienza.net) e AgoraVox.it.

 

(un momento di Striscia la domenica)

 

Parliamo di informazione, controinformazione e satira. Esiste un tg che continua da 22 anni a raccontarci l’Italia anche attraverso uno stuolo di inviati che da quest’anno, ogni domenica, si avvicenderanno alla conduzione. Noi abbiamo incontrato un’amica, gradito ritorno è l’inviata col fedele Bassotto, dalla redazione di Palermo e nuovamente con noi Stefania Petyx. Ciao Stefania…

Eh eh eh…Fabio devo dirlo, mi fa ridere troppo come parli in radio, non riuscirò ad essere seria. Sarà dura finire quest’intervista te lo dico!

 

Eh eh..è così Stefania, meno male che in radio, come nel patinato mondo del web, riusciamo a non farci vedere perché anche a me scappa da ridere. Ma facciamoci coraggio e parliamo di Striscia la Notizia, quanti servizi hai già realizzato, li hai contati?

No, devo dire che non mi è capitato di contarli, non riuscirei a mettermi lì a fare catalogazione però li registro e a volte li rivedo sul sito www.striscialanotizia.it dove ce ne sono parecchi. Ma la cosa dei numeri proprio no, se no si finisce col cercare di farne di più e fare anche cavolate e a me non interessa farne tanti per fare male, meglio pochi ma buoni.

 

L’ultima tua fatica, ricordiamolo ai lettori, ha creato un terremoto al Comune di Palermo: c’è chi ha chiesto le dimissioni del Sindaco Cammarata!

C’è chi le ha chieste e c’è chi non le ha ottenute, pensa un po’.

 

Eh si, non si smuove da quella poltrona nemmanco se gliela togliamo da sotto, eh?

Proprio così!

 

Rifacciamo il punto raccontando un po’ come è andata?

Si, è accaduto che in una società comunale lavorava per finta una persona, nel senso che quella persona lì non ha mai lavorato pur percependo uno stipendio, perché il suo lavoro reale era fare lo skipper sulla barca, anzi, sullo yacht del Sindaco Cammarata. 

 

La redazione di Palermo è andata con le telecamere nascoste a controllare e siete incappati in un ulteriore scoop: non solo il Sindaco usava un dipendente pubblico per scopi personali ma addirittura affittava quella barca. E senza fattura!

Si, è capitato. Il bello che la storia è una cosa filmata, dimostrata. Ognuno poi agisce con la propria coscienza, vedendo che il Sindaco è ancora lì mi viene da pensare che Cammarata non la ritiene una cosa grave! Intanto però il caso è passato alla magistratura e non ti nego che potrebbero nascere altri nuovi servizi in merito.

 

Ti accompagni alla dolce e curiosa Carolina, il bassotto che annusa e scova le magagne.

La curiosità è un vizio che ci riguarda entrambe. Come il gusto per le verifiche.

 

Approposito, il gusto per le verifiche ti ha qualche volta creato problemi, come con Emanuela Folliero. C’hai litigato?

Ma quanto sei fango tu, ma guarda che pettegolo. Io a te non racconterò mai più nulla, al massimo che ore sono saprai da me. Lo racconto: dovevo intervistarla per un calendario in cui era apparsa e durante l’intervista, visto che purtroppo sulle donne c’è sempre la storia del “rifatto” o “non rifatto”, le ho toccato le tette. Devo dire quindi che la colpa del litigio è stata mia!

 

Si, ma tu volevi solo tastare la situazione, no? Appurare la veridicità del contenuto…

Si, non ha amato per niente l’idea, secondo me non mi ha picchiata per miracolo. Io come dicevo vivo per verificare anche in quel caso…ho verificato! Però in questo periodo strano di politici che fanno curiosi incontri, non vorrei che il fatto che ho toccato le tette ad una donna mi creasse problemi.

 

Eh eh, si qui nel Lazio ci siamo abituati! Ma siamo sicuri che non sarà l’ultimo aneddoto curioso che ti riguarda.

Diciamo che non sarà l’ultima cazzata che farò!

 

Eh eh, la butti così? Altro argomento: domenica ti appresti a condurre Striscia la Domenica, la rubrica che raccoglie il meglio degli scoop fatti in ventidue anni di trasmissione. Con chi condurrai?

Sarò dietro al bancone con Gimmy Ghione. Terrorizzante la cosa, perché Gimmy è completamente pazzo, non sai mai cosa farà cosa fara o cosa dirà, non ti nego una virgola di terrore.

 

Ne vedremo sicuramente delle belle, allora l’appuntamento è per domenica questa alle 20.40 nella striscia serale di Canale 5.

Ciao a tutti, alla prossima!

 

 

LINK:  Si parla di Striscia la Notizia e Stefania Petyx anche ai link:

 

http://www.agoravox.it/Ipse-Dixit-l-inviata-in-giallo-di.html

 

http://www.fascioemartello.it/2009/09/21/petyx-colpo-da-ko-a-diego-cammarata/

 

http://www.agoravox.it/Striscia-vs-Cammarata-2a-puntata.html

 

http://www.agoravox.it/Striscia-la-notizia,4608

 

 

I video con tutti i servizi di Stefania Petyx sono, invece, su

 

http://www.striscialanotizia.mediaset.it/videogallery/videogallery_petyx.shtml

Pubblicato 15 novembre 2009 da fabiobarbera in Senza categoria

Cucchi, Aldovrandi, Sandri, Giuliani, Uva, Saladino: quando la giustizia diventa ingiustizia   Leave a comment

 

Quando la giustizia diventa ingiustizia

1.531 morti in dieci anni solo in carcere. Come scrive Beppe Grillo: “Questa strage deve finire!”

Cosa succede quando a sbagliare è il duro braccio della giustizia? Risse, manganellate, irruzioni, tragici colpi di pistola e strane morti in carcere! In questo articolo, partendo proprio dalla strana e anomala morte di Stefano Cucchi, vi racconto alcuni inquietanti aneddoti che hanno come protagonisti componenti delle forze dell’ordine italiane, per tentare di mostrare il risvolto grottesco che prende vita quando un uomo in divisa decide di abusare del proprio potere.

“Mio figlio, di ritorno da un concerto, camminava presso la zona dell’Ippodromo, a Ferrara! Tre poliziotti in divisa lo hanno accerchiato e picchiato fino ad ucciderlo. Il dolore è tanto e ancora oggi mi chiedo: perché quella violenza immotivata su un inerme diciottenne che passeggia per strada?”. La mamma di Federico Aldrovandi, morto per un pestaggio da parte della polizia.

“È inutile che fai così, ho dieci persone che possono testimoniare che io non ti ho colpito” Tutore dell’ordine verso un inviato di Striscia dopo averlo pestato.

“Ditegli che non si possono buttare così addosso alla gente, che poi non si può dire niente… Non posso nemmeno dare una notizia del genere”. Una giornalista dopo il pestaggio di un cameraman da parte della polizia

Un Carabiniere in particolar modo l’ha massacrato di botte in caserma insieme ai suoi colleghi e mi dicevano: “dopo arriva anche il tuo turno”. Amico di Giuseppe Uva, ragazzo di Varese pestato a morte per una bravata.

“Il Carabiniere alla guida […] è passato col rosso e mi ha investito senza pensarci su due volte, […] la loro auto non si era annunciata né con sirene, né col clacson, né tantomeno con luci o altri segnali luminosi. Hanno acceso il tutto qualche istante prima dell’impatto e ci sono testimoni che lo possono provare davanti al giudice”. Ragazza investita da un Carabiniere a Castellammare del Golfo.

“Mio fratello era un ragazzo di 31 anni, un normalissimo ragazzo di 31 che la notte tra il 15 e il 16 ottobre è stato arrestato dai Carabinieri, perché trovato in possesso di una modica quantità di sostanze stupefacenti. L’abbiamo visto uscire di casa accompagnato dai Carabinieri, che precedentemente tra l’altro avevano perquisito la sua stanza non trovandovi nulla e accompagnato dai Carabinieri in ottime condizioni di salute, senza alcun segno sul viso e non lamentando alcun tipo di dolore. L’abbiamo rivisto morto il 22 ottobre all’obitorio: nel momento in cui l’abbiamo rivisto, mio fratello aveva il viso completamente tumefatto e pieno di segni, il corpo non l’abbiamo potuto vedere”. Ilaria Cucchi, la sorella del ragazzo morto di carcere.

I virgolettati che avete letto qua su non sono opere di fantasia, ma fatti realmente accaduti nel nostro stivale e che vi presentano un quadro piuttosto inquietante di come, a volte, a sbagliare è il duro braccio della giustizia. Sia chiaro, la mia non vuole essere una generalizzazione ma vuole porre l’attenzione sui tanti, troppi casi spesso irrisolti o dimenticati dove l’uso del manganello è divenuto abuso. Quanti ne abbiamo visti e letti in questi anni? Federico Aldrovandi, Gabriele Sandri, Carlo Giuliani, Giuseppe Saladino, Riccardo Rasman, Giuseppe Uva, Stefano Cucchi sono il risultato di un modo anomalo di gestire la sicurezza: come in guerra!
Poche ore fa i parenti di Stefano Cucchi hanno diramato le immagini del giovane morto di carcere. Ilaria Cucchi, la sorella, in un’intervista al blog di Grillo (www.beppegrillo.it) afferma: “mi giunge voce che la risposta all’interrogazione del Ministro Alfano è stata che Stefano è caduto: ora mi spieghino dove, come e perché è caduto e, soprattutto, come ha fatto a morire. Che mi spieghino, per una caduta, come poteva riportare tutti quei segni di traumi sul viso e sul corpo e che mi spieghino perché è stato lasciato morire”. Amara anche la replica del padre del giovane trovato con due vertebre rotte, il viso deformato, un occhio pesto, l’altro fuori dalle orbite, le ossa della mascella spostate. Giovanni Cucchi sempre al blog di Beppe Grillo dice: “quando è il momento in cui ho visto mio figlio all’obitorio mi è caduto il mondo, vedendolo così, in quelle condizioni veramente inimmaginabili. Ho provato un dolore enorme e un senso di frustrazione di fronte a quello che lo Stato ci può dare e, in effetti, mio figlio è entrato sano ed è uscito morto in quelle condizioni. Voglio dire, non è ammissibile che, per qualsiasi cosa uno possa aver fatto, sia ridotto sia dal punto di vista fisico che anche dal punto di vista morale in quel modo, perché mio figlio è morto solo. E’ una rabbia enorme per come può finire un figlio così, massacrato in quel modo..”. Adesso tre agenti di polizia penitenziaria sono finiti sotto indagine per omicidio preterintenzionale e tre medici dell’ospedale Sandro Pertini per omicidio colposo, ma la strada per la verità e la giustizia è lenta e tortuosa.

Un ’altra vittima del sistema carcerario è stato Giuseppe Uva. Ne racconta un suo amico sempre sul sito http://www.beppegrillo.it: “Ero in compagnia di Giuseppe Uva, la notte tra il 14 e il 15 giugno 2008 quando, un po’ euforici, abbiamo transennato una via di Varese deviando praticamente il traffico lì nel centro. Quando siamo stati fermati da una gazzella dei Carabinieri […] Uva è stato scaraventato per terra e poi, in un secondo tempo, è stato scaraventato dentro l’auto e preso a pugni, io sono stato scaraventato dentro una pattuglia della Polizia, dentro una volante della Polizia, siamo stati portati nella caserma di Via Saffi a Varese e questi due Carabinieri si sono.. un Carabiniere in particolar modo l’ha massacrato di botte in caserma insieme ai suoi colleghi e mi dicevano: “dopo arriva anche il tuo turno”. Al che, quando finalmente mi sono trovato da solo, ho chiamato il 118 implorandolo di venire in soccorso, perché un mio amico veniva massacrato, mi hanno detto che in caserma non potevano intervenire […]”. Giuseppe Uva ha trovato così la morte: per una bravata! Sotto i colpi dei “tutori dell’ordine”

Ennesima morte in carcere per Giuseppe Saladino. Un caso simile a Stefano Cucchi, una morte troppo istantanea. La Procura di Parma ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo contro ignoti sulla morte di Giuseppe Saladino, un 32enne deceduto in carcere meno di 24 ore dopo il suo arresto. Saladino era stato condannato agli arresti domiciliari per aver rubato dai parchimetri, era stato sorpreso dalle forze dell’ordine lontano dal suo appartamento. Nel pomeriggio era perciò stato rinchiuso nella casa circondariale ma durante la notte avrebbe avvertito un malore, a cui è seguita la morte.

Triste caso è quello relativo a Riccardo Rasman, affetto da “sindrome schizofrenica paranoide”. Il 27 ottobre del 2006 muore nella propria casa di Trieste dopo l’intervento di due pattuglie della polizia, aveva 34 anni ed è morto per “asfissia da posizione” dopo aver subito lesioni e violenze da quattro poliziotti. La sindrome di Riccardo iniziò durante la leva militare, durante il quale subì numerosi episodi di quello che viene banalmente definito “nonnismo”, ma che invece è un misto di violenza e prepotenza. E’ da lì che Rasman inizia a vivere con la paura delle divise. La sera del 27 ottobre 2006 l’intervento delle pattuglie avvenne dopo la segnalazione di “spari” provenienti dalla casa di Riccardo, erano petardi per festeggiare il nuovo lavoro da netturbino. Arrivano gli agenti che gli intimano di aprire la porta, lui si rifiuta per paura rannicchiandosi sul letto. Gli urla contro. Loro sfondano la porta e nessuno li ferma. Riccardo è stato trovato con le manette e le mani dietro la schiena, filo di ferro alle caviglie, diverse ferite e con segni di “imbavagliamento con blocco totale o parziale della bocca, effettuato con un cordino o con qualcosa di simile. Questo imbavagliamento avrebbe causato una ulteriore restrizione, soprattutto della respirazione”. Anche se immobilizzato “esercitavano sul tronco, sia salendogli insieme o alternativamente sulla schiena, sia premendo con le ginocchia, un’eccessiva pressione che ne riduceva gravemente le capacità respiratorie”. Da lì la morte per asfissia.
Altri inquietanti casi riaffiorano alla mente: Gabriele Sandri, il giovane che si trovava in auto in un autogrill dove era scoppiata una rissa tra tifoserie e lì ha trovato la morte per mano di un poliziotto che, per sedare la rissa, ha pensato bene di sparare colpendolo mortalmente al collo. Triste epilogo, ma altrettanto triste è il caso di Federico Aldrovandi che non si trovava sulla scena di una rissa, né ha dato motivo agli agenti di pestarlo a morte! Il diciottenne era di ritorno verso casa, proveniva da un concerto e stava passeggiando, stanco e soddisfatto per la bella serata nella zona dell’Ippodromo, a Ferrara. Non si sa perché è successo ma è successo: alcuni poliziotti in divisa lo hanno raggiunto e picchiato a morte!

Una segnalazione particolare arriva, invece dalla Sicilia, una volante dei Carabinieri proveniente da San Vito e di ritorno ad Alcamo passò tempo fa con il rosso e investì una ragazza provocandogli traumi non commotivi, una frattura e un forte spavento, il conducente dichiarò a suo tempo di avere avuto le sirene accese e addebitò tutta la colpa dell’accaduto alla “vittima”. Jenny Bucchieri, la ragazza investita ci racconta l’accaduto: “…Mi trovavo a percorrere con la mia auto la strada che da via Segesta si interseca in via Leonardo Da Vinci, dove c’è la Chiesa di San Paolo. Per passare da lì c’è un semaforo che era verde, così ho attraversato e proprio in pieno incrocio mi è venuta addosso una macchina dei Carabinieri. Col forte impatto e il contraccolpo la mia auto è stata trascinata per diversi metri, arrestandosi accanto al muro del panificio. Ho riportato una frattura della rotula destra e un trauma cranico non commotivo, per non parlare del forte spavento che mi sono presa. E’ stato uno shock. Il Carabiniere alla guida, che era accompagnato da un collega, mi ha investito senza pensarci su due volte, perché sulla strada non ci sono tracce di frenata improvvisa e la loro auto non si era annunciata né con sirene, né col clacson, né tantomeno con luci o altri segnali luminosi. Hanno acceso il tutto qualche istante prima dell’impatto e ci sono testimoni che lo possono provare davanti al giudice. Tra l’altro, visto che io avevo il semaforo verde, era segno che dal loro lato c’era il rosso”.

Anche la stampa si è trovata spesso dileggiata e bloccata dall’ordine costituito. Diversi aneddoti raccontano come alcuni tutori dell’ordine abbiano pestato uomini armati solo di telecamere, macchina fotografica o microfono. Un avvenimento che rimarrà sicuramente nella storia riguarda Stefano Salvi, l’ex vice Gabibbo di Striscia la notizia. Durante una sua visita a casa di D’Alema la polizia fece uscire “gentilmente” Salvi da una vetrata che si spaccò rompendogli la mano. In più gli sequestrarono la cassetta con il filmato che attestava la situazione. Ma il cameraman tenne la telecamera e il microfono di Salvi accesi, riuscendo a registrare una affermazione del poliziotto che lo aveva scaraventato fuori che ha del drammatico: “Non gridare, stai zitto. E’ inutile che fai così, ho dieci persone che possono testimoniare che io non ti ho colpito”. Peccato che quei dieci testimoni non erano presenti durante il fatto. “Insomma, state attenti – sentenziò l’allora conduttore di Striscia – se cadete in una colluttazione con un componente delle forze dell’ordine, c’è il rischio di avere dieci persone che potranno testimoniare contro di voi”.

Durante il G8 di Genova un giornalista ha voluto raccontare le giornate di protesta, dormendo come gli altri dove capita. Lo hanno massacrato! Indimenticabili anche gli scontri tra forze dell’ordine e i Cobas del latte, ricordate? I Cobas, stanchi delle costrittive quote latte, decisero di protestare spargendo sulle strade del letame! I nuclei anti sommossa decisero di sedare la situazione, assalendo anche fotografi e cameraman della Rai e spaccando una telecamera rea di stare documentando l’ondata di violenza, su quel caso allora ci fu un religioso silenzio da parte della stessa stampa, perché sarebbe stato considerato perlomeno “increscioso” che un servizio pubblico, quali sono le forze dell’ordine, attaccasse in modo del tutto gratuito un altro servizio pubblico, qual è la Rai.

Tempo fa, durante un incontro di Forza Nuova la tensione era alle stelle ma un paio di celerini pensarono bene di sferrare manganellate anche ad un operatore, che si ritrovò con cinque costole rotte, una ferita alla testa e una frattura alla mano. Il nervosismo degli agenti del reparto mobile era tanto e, visto lo stato in cui era ridotto il cameraman, i responsabili delle forze dell’ordine sembravano smarriti. Nella confusione qualcuno di loro diceva che il free lance era solo scivolato. L’inviata di un Tg urlava terrorizzata a qualcuno nel telefonino: “Ditegli che non si possono buttare così addosso alla gente, che poi non si può dire niente… Non posso nemmeno dare la notizia”. Già, perché dare una notizia del genere vuol dire creare un terremoto. Interverrebbero associazioni dei lavoratori, l’ordine dei giornalisti, sindacati. Sarebbe crisi. Ma noi, ormai da parecchio tempo, siamo diventati un Paese in controtendenza, un Paese dove ci si indigna solo per un plastico della villetta di Cogne!

Se ne parla su AGORAVOX aI link

Link1: così morì Federico Aldrovandi

http://www.agoravox.it/Video-choc-il-ragazzo-a-terra-e.html

Link2: Violenze e pestaggi al G8 di Genova

http://www.agoravox.it/Violenze-pestaggi-e-torture-al-G8.html

Link3: Morti di Manganello

http://www.agoravox.it/attualita/cronaca/article/cucchi-aldovrandi-sandri-giuliani-10369

Link4: Beppe Grillo vuole fondare un comitato vittime dello stato! Ne parla nel video…

http://www.youtube.com/watch?v=GL6CXZvQ7ZU&fmt=8

Pubblicato 15 novembre 2009 da fabiobarbera in Senza categoria

Gero Caldarelli, l’anima del Gabibbo!   Leave a comment

 

il Gabibbo è lo specifico televisivo:

un pupazzone rosso che grida: "Ti spacco la faccia".

 

 

Girando per gli studi di Mediaset a Milano2 si possono fare incontri davvero curiosi! Uno su tutti è il Gabibbo, un mostro simbolo della tv che si mostra, che tracima e si impone. Da 22 anni è il vero volto di Striscia la notizia. Eh già, perché il Gabibbo (a differenza dei conduttori in carne ed ossa che si alternano) è sempre stato lì, non ha mai lasciato il suo posto. Del resto è un pupazzo e vive solo quando si accendono i riflettori, un po’ come accade  ad alcuni personaggi reali che popolano il tubo catodico. La Corte dei Conti si informa mensilmente dal Gabibbo su sprechi e opere incompiute, i cittadini lo eleggono a giornalista più credibile d’Italia preferendo rivolgersi al “vendicatore rosso” piuttosto che alle istituzioni e in Parlamento  (ai tempi di Scalfaro) prese addirittura 15 voti come Presidente della Repubblica. Con la voce di Lorenzo Beccati (autore storico della trasmissione) il Gabibbo è animato da un mimo di professione davvero simpatico che abbiamo incontrato per voi: Gero Caldarelli.

 

 

“Il Gabibbo è il mostro per eccellenza. Esiste perché si mostra e del mostro ha tutte le caratteristiche. Lui è la Televisione. E’ un monito, uno spauracchio […] è l’uomo che non esiste, l’uomo che dice parole non sue. Un perfetto personaggio tv che passa dalle inchieste alle telepromozioni senza remora alcuna: l’ultima l’ha lasciata in tintoria, quando ha portato a lavare il peluche”, sentenzia così Antonio Ricci (di cui vi proporremo prossimamente una gustosa intervista) parlando del Gabibbo: il pupazzone rosso nato intorno agli anni ’90 nel periodo degli esternatori, quando in tv spuntavano con violenza personaggi come Giuliano Ferrara, Vittorio Sgarbi, Gianfranco Funari, Francesco Cossiga, Nuovi Mostri che tra grida e polemiche avevano trovato la scorciatoia per entrare nelle case degli telespettatori. Non spuntavano in tv, ma addirittura rompevano il vetro e tracimavano in casa. “Chi poteva rappresentare meglio questi populisti catodici – afferma Ricci – se non un pupazzone che, con gli occhi fuori dalla testa, bercia: <<Ti spacco la faccia!”>>.

 

Così alle 20.30, mentre Ricci dà le ultime istruzioni ai conduttori prima di andare in onda con Striscia la Notizia e in studio si espandono risate a raffica e un tappeto musicale che mette allegria, ci fermiamo a parlare con il Gabibbo. Lui è Giorgio Caldarelli (ma per tutti è Gero) che già dai primi minuti è imbelinato dentro la moquette rossa, mentre la temperatura nello studio raggiunge quote elevatissime…intorno ai 40 gradi senza ombra, perché i fari illuminano qualsiasi punto, anche il più nascosto. E mentre la sarta gli sistema addosso il costume noi facciamo una simpatica chiacchierata.

 

Come mai sta tutta la puntata dentro il pupazzo rosso? Non deve fare solo la sigla finale?

 E’ una richiesta di  Ricci! In una diretta come questa se c’è bisogno di un intervento editoriale del vendicatore rosso, cioè un commento particolare post-filmato o un «ti spacco la faccia», io devo essere pronto! La voce in genovese maccheronico gliela da però Lorenzo Beccati…io lo muovo.

 

Come  nasce l’idea del Gabibbo?

L’idea è di Antonio Ricci e il termine, come anche lo slang del Gabibbo, viene dal Genovese. Il Gabibbo è nato come una specie di giornalista d’assalto, grosso come Giuliano Ferrara. Il suo tormentone “besugo”, più o meno significa “scemotto”, con cui apostrofa chi se lo meritava. Il besugo è un pesce rosso, detto anche occhione, e la testa del Gabibbo, con gli occhi sgranati come quelli dei personaggi dei fumetti, è un’elaborazione di quel pesce. La bocca è invece identica a quella dei panini in gommapiuma che avevo già usato nei miei spettacoli. Insieme a mia moglie,

sarta per il laboratorio teatrale Cheli di Milano, ho dato anche alcune indicazioni su come realizzarlo. Mi sono sentito subito a mio agio dentro al pupazzo e sono riuscito a entrare in totale sintonia mimica con la sua voce, che è quella di Lorenzo Beccati. Antonio Ricci dice che sono l’anima del Gabibbo che danza, come se diventassi la sua pancia e la sua moquette. Per lavorare con il Gabibbo al di fuori di Striscia la notizia ho imparato a costruire il costume da solo.

 

Qual è il suo record da ingabibbato?

Ben 21 ore consecutive, in alcuni servizi mi è capitato di dover restare Gabibbo a lungo perché il rischio era di prendere le botte!

 

Hai scritto una curiosa autobiografia “Una vita da ripieno”, dove racconti la tua passione per il teatro e soprattutto per il Mimo.

Si, il libro è andato esaurito, non si trova più in giro ed è stato un modo per raccontare questa mia passione per l’arte del mimo. L’intensa poesia che si è in grado di trasmettere con i gesti, i movimenti, non mediata dalle parole e per questo ancora più diretta.

 

Come ha cominciato?

Ho cominciato frequentando la scuola di Mimo del Piccolo Teatro di Milano: all’inizio pensavo semplicemente di migliorare me stesso e poi ho scoperto che ero particolarmente portato per questo tipo di arte.

 

 

Tra battute e lanci di filmati si arriva agli sgoccioli della puntata, si da spazio alla pubblicità e noi ci aggiriamo un po’ furtivamente dietro i pannelli della scenografia, in regia e negli uffici della redazione. Rientrati in studio la puntata è quasi agli sgoccioli, tocca al Gabibbo che con le veline balla la sigla mentre dietro i conduttori (Ezio Greggio ed Enzo Iacchetti) parlano tra loro della smagliante bellezza delle due ballerine, che a stento trattengono le risate. La rete si riprende la linea e come sempre sfuma l’ironica sigletta (che quest’anno ironizza sul velinismo). Al termine della puntata un assistente di studio grida: “Stop. Perfetto….ci vediamo domani!” . Come accade ininterrottamente da ventidue anni!

 

LINK: Se ne parla anche su www.agoravox.it. Tutti i video dei servizi del Gabibbo invece si trovano sul link http://www.striscialanotizia.mediaset.it/videogallery/videogallery_gabibbo.shtml

Pubblicato 13 novembre 2009 da fabiobarbera in Senza categoria