Archivio per luglio 2008

AIRBEE e i disagi di Trapani   11 comments

 AIRBEE e i disagi di Trapani: aerei che non partono, ritardi e nessuna informazione!

 

Trasporti. Avviate dall’Ente Nazionale le procedure sanzionatorie.

La società si difende: alla flotta manca un aereo acquisito a giugno.

 

 

Dal GIORNALE DI SICILIA. “Mancata informazione ed assistenza ai passeggeri”. Sono le due imputazioni che l’Enac, l’ente che sovrintende all’aviazione civile, ha mosso nei confronti della compagnia Airbee dopo “i ripetuti disservizi che si sono verificati sulle tratte gestite in regime di servizio pubblico a Trapani”. L’Enac ha già avviato le procedure per comminare ad Airbee le “sanzioni del caso”, contestando alla compagnia bresciana che “dall’analisi dell’operativo, è stato evidenziato che il vettore opera con un numero di aeromobili insufficiente rispetto alle tratte programmate, fattore che, unito ad alcune avarie tecniche non prevedibili, ha determinato cancellazioni e, di conseguenza, l’impossibilità di riproteggere i passeggeri per mancanza di aeromobili sostitutivi”. Airbee ha spiegato che la problematica è stata originata dalla mancata immissione nella propria flotta di un aeromobile “già contrattualmente acquisito a giugno” e si è impegnata ad attuare le “ misure correttive richieste dall’Enac” e a “prestare maggiore attenzione al rispetto dei diritti del passeggero”.  […]

 

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Intanto proseguono i disservizi legati alla compagnia Airbee, per quanto mi riguarda ad oggi ancora non mi hanno rimborsato le 180 euro della mancata tratta ROMA-PALERMO, che, per il disservizio da loro creato, mi è costato altri 250 euro di biglietto aereo che ho dovuto acquistare da altra compagnia per riuscire a raggiungere la Sicilia. Il caso è ancora al vaglio dell’Adiconsum. In più altri disservizi e ritardi si continuano a registrare e verificare all’aeroporto di Trapani sempre per colpa della nota compagnia bresciana, tant’è che un’ammonizione è arrivata anche dal presidente dell’Airgest Salvatore Ombra (la società che gestisce i servizi a terra dello scalo di Birgi). Anche lui si scaglia contro l’Airbee chiedendo alla compagnia di “intervenire per regolarizzare arrivi e partenze e riportare i collegamenti da e per trapani alla puntualità”. Sempre al Giornale di Sicilia, Ombra dichiara: “E’ un monito ufficiale che abbiamo sentito il dovere e l’urgenza di avanzare, a garanzia e tutela dell’immagine dell’aeroporto di Trapani e dei suoi utenti e, dal punto di vista strettamente societario, anche per contenere i costi causati dai disservizi causati dalla gestione aeroportuale”.

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Pubblicato 29 luglio 2008 da fabiobarbera in Senza categoria

violenze e torture al G8   1 comment

Violenze, pestaggi e torture al G8 di Genova

Dopo otto anni arrivano le sentenze

 

 

Colpo di spugna al processo che vedeva imputati quei rappresentanti delle forze dell’ordine colpevoli di aver praticato violenza sui manifestanti nel carcere provvisorio di Bolzaneto. 30 assolti su 45. Lievi le 15 condanne agli imputati che usufruiranno anche di indulto e prescrizione, non facendosi nemmeno un giorno di carcere. Ora è arrivata la sentenza definitica che chiude il processo per le violenze nella scuola Diaz: chieste 28 condanne e 110 anni di carcere.

 

Era il 2001 quando Genova, sotto il governo Berlusconi, ospitò il rendez vous degli otto potenti che prende il nome di G8. Otto individui, avrebbero rappresentato il mondo e preso decisioni sul piano commerciale, economico, umano. C’è chi non ci sta e a Genova gonfia la protesta, per contro le autorità trasformano la città ligure in una vera e propria zona militare con tanto di zone rosse inviolabili, presidi militari e forze dell’ordine in tenuta anti sommossa. L’epilogo è quello che tutti conosciamo: cariche della polizia, teste spaccate, violenze gratuite, finiscono sotto i manganelli e sotto i fumogeni (oltre quelli che protestano) anche giornalisti, fotografi, passanti, bambini, volontari della croce rossa. Nessun escluso. Le autorità perdono il controllo e le forze dell’ordine e i militari, distribuiti sul campo iniziano un’azione violentissima: si sentono in guerra e sono scatenati e fuori controllo, infliggono centinaia di arresti e cariche violente. I filmati di allora ci mostrano come forze dell’ordine in tenuta antisommossa caricassero inermi individui continuandoli a pestare con foga animalesca anche dopo che gli stessi erano a terra esanimi. La cronaca ci racconta poi come i fermi in carcere si trasformarono in vere e proprie torture. Adesso si torna, a parlare di G8. Si, perché proprio quei casi shock di torture accaduti nella caserma di Bolzaneto sono finiti dritti dritti in tribunale e i numerosi dimostranti “deportati” in quella caserma che per l’occasione fu adibita a lagher hanno chiesto giustizia. Polizia, Digos e gli stessi ministeri di Giustizia e degli Interni hanno dovuto rispondere di violenze gratuite, metodi militaristi, pestaggi e torture dinnanzi al giudice, azioni che fecero di quell’aneddoto uno dei casi più grotteschi e squallidi degli ultimi anni. Proprio questa settimana, a distanza di otto anni,  s’è potuto assistere all’epilogo del processo che ha visto protagonisti i responsabili di quelle violenze. Ma la sentenza è tutt’altro che risolutiva e le vittime dei pestaggi gratuiti si sono ritrovati a dover subire l’ennesimo smacco: 30 assoluzioni su 45 e nessuna ipotesi di tortura (visto che la tortura non è un caso previsto nel nostro ordinamento); in più, se ciò non bastasse, i militari processati si sono avvantaggiati dei privilegi dell’indulto e della prescrizione. Così dei 76 anni totali di carcere richiesti dagli avvocati delle vittime sono stati inflitti solo 24 anni. E nessuno farà mai nemmeno un giorno di carcere! Proprio così, perché tutti i condannati hanno il privilegio di trovarsi sotto un governo che favorisce la prescrizione dei processi e mantiene l’indulto! Sicuramente un passo indietro per la giustizia italiana e per i diritti umani che non vengono tutelati e garantiti fino in fondo; Ora che è arrivato l’esito del processo ai funzionari e agli agenti che hanno praticato abusi anche durante il sanguinario blitz della scuola Diaz, cresce ancora di più l’indignazione. I pm avevano chiesto 28 condanne: e dopo undici ore di camera di consiglio è arrivata una sentenza che chiude, dopo quasi otto anni, quella che è stata definita una delle pagine più nere della democrazia in Italia: i pestaggi alla scuola Diaz durante il G8 di Genova. Sono stati inflitti 35 anni e 7 mesi di reclusione totali, in gran parte condonati. Tredici condanne, sedici assoluzioni, tra le quali tutti i vertici della Polizia mandati a giudizio. ”Grida veramente vergogna la sentenza emessa dal Tribunale di Genova di assoluzione per i vertici della polizia responsabili del massacro nella macelleria messicana”. Lo afferma il leader di rifondazione Comunista Paolo Ferrero. ”Si tratta davvero – sottolinea – di una delle pagine più cupe e vergognose della storia repubblicana. Una pietra tombale alla verità e alla giustizia che chiediamo da 7 anni e mezzo è stata messa e, ancora una volta, ci troviamo purtroppo di fronte ad una giustizia forte con i deboli e debole con i forti”. ”Da ieri – afferma l’ex segretario del Prc Franco Giordano – sappiamo che in Italia organizzare brutali pestaggi e seminare prove false per giustificare le aggressioni, come in una dittatura sudamericana, e’ considerato fatto lecito e non punibile”. ”La vergognosa sentenza di Genova – prosegue Giordano – e’ gravissima per molti motivi. Non ultimo la sfiducia nello Stato democratico e nella giustizia che rischia di diffondere soprattutto tra i piu’ giovani”. ”Una sentenza ignobile e ipocrita quella emessa ieri dal tribunale di Genova per i fatti della Diaz”, dice Francesco Caruso, ex deputato no global del Prc.”Quel buco nero della democrazia nella storia del nostro paese viene insabbiato con una sentenza che assolve tutti, anche i pesci piccoli avranno a breve l’assoluzione per avvenuta prescrizione. Malgrado le evidenti responsabilità, non solo nessuno degli imputati è stato rimosso o sospeso dal servizio, ma anzi tutti hanno avuto come ricompensa una promozione”.

 

 

In questo dossier vi racconto alcuni dei casi che hanno coinvolto i manifestanti in ore di terrificanti violenze al limite della sopportazione umana. Sperando che situazioni del genere non accadano mai più.

 

Abuso di autorità

I giudici hanno riconosciuto l’abuso di autorità ad alcuni dei processati: il vice questore Alessandro Perugini è stato condannato a due anni e quattro mesi di reclusione, pena condonata grazie all’indulto. Perugini era stato filmato mentre prendeva a calci in faccia un inerme adolescente davanti la questura.

 

Il medico che ricorda Auschwitz

Giacomo Toccafondi è il medico protagonista di tante visite umilianti. Toglieva i pearcing strappandoli con le mani, denudava i ragazzi fermati e dall’infermeria mandò in cella una ragazza ferita con le parole “Muori Pure”. Toccafondi è stato condannato ad un anno e sei mesi, la procura aveva chiesto tre volte tanto.

 

Ti squarcio la mano

pestaggi gratuiti di inermi manifestanti, ma anche di fotografi, volontari e giornalisti

Massimo Pigozzi è il poliziotto che lacerò la mano di un no-global divaricandogli le dita. Un dolore pazzesco quello che si prova con una mano squarciata ma Pigozzi paga con soli tre anni e due mesi di prigione. Sempre se li farà mai! Cinque anni di reclusione invece, ed è la pena più alta inflitta, all’ispettore di polizia penitenziaria Anton Biagio Gugliotta.

 

Condanne anche per il ministero

nella foto la polizia spara lacrimogeni ad altezza d’uomo

Il tribunale di Genova ha condannato anche i ministeri della Giustizia e dell’Interno, per la responsabilità civile, al risarcimento di numerose parti civili. A Bolzaneto le persone fermate furono sottoposte ad almeno quattro delle cinque tecniche di interrogatorio che, per la Corte Europea per i Diritti dell’Uomo, si configurano come “trattamenti inumani e degradanti”. Il Pm ha contestato i reati di abuso d’ufficio, abuso di autorità, minacce, ingiurie, lesioni e violazione della convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. Ma non il reato di tortura, perché non esiste nel nostro ordinamento. Tali reati saranno in ogni caso tutti prescritti nel 2009. Così nessuno farà nemmeno un giorno di carcere.

 

Abusi contro qualunque diritto umano

Durante il processo i PM hanno dichiarato davanti ai giudici che “Non c’è giustificazione per le atroci azioni compiute nel carcere di Bolzaneto”! Non si può giustificare il taglio dei capelli con forbici e coltelli, lo strappo della mano, le umiliazioni di chi è costretto a mettersi carponi e ad abbaiare come un cane, chi è costretto a denudarsi e viene deriso. Non si giustificano nemmeno i numerosi pestaggi, insulti razzisti, le mascelle fratturate  e i denti rotti. C’è chi per le botte non è riuscito a trattenere le proprie deiezioni e non gli è stato consentito di lavarsi. Impensabile nel 2000 ricordare le etichettature in faccia, i colpi sui genitali, lo strappo dei pearcing, l’assoluta mancanza di cibo e acqua. Impensabile ma è tutto vero. E speriamo di non ricaderci mai più.

 

Il blitz alla scuola Diaz: generali col manganello,

poliziotti con le molotov e false prove

 

 

“Fu una spedizione punitiva sanguinosa e violenta quella alla scuola Diaz”, così commentano le vittime dei pestaggi avvenuti all’interno di quella scuola e che adesso attendono che giustizia sia fatta. La procura di Genova indaga su alcuni pezzi grossi rei di essere i responsabili delle violazioni dei diritti civili e umani. Quattro anni e sei mesi è la pena detentiva richiesta per Francesco Gratteri e Giovanni Luperi, oggi ai vertici di antiterrorismo e dei servizi segreti. Sono accusati di aver truccato le prove, falsificato i verbali e contribuito a costruire una “colossale menzogna” per giustificare il massacro di 93 no-global ed il loro arresto operato con metodi illegali e inumani. Ma intanto sono stati promossi. Stessa richiesta di condanna per Gilberto Caldarozzi (protagonista dell’arresto del boss della mafia Bernardo Provenzano), Vincenzo Canterini (ora dirigente dell’interpol), Filippo Ferri (ora capo della squadra mobile di Firenze), Spartaco Mortola (ora questore di Torino), Nando Dominici (ora questore a Brescia) e molti altri tra i quali anche Massimiliano De Bernardini, Michelangelo Fournier, Massimo Nucera, Luigi Fazio. Tutti questi uomini, che adesso ricoprono anche cariche militari di grossa entità, la notte del 20 luglio fecero irruzione nell’istituto Diaz e violarono sistematicamente le regole perché quelle regole erano di impaccio alla loro violenta azione. Erano incontrollabili, sotto i loro manganelli finirono, oltre che numerosi no global, anche giornalisti, fotografi, volontari. Il giornalista free lance Mark Covell, picchiato dai poliziotti, è uno dei tanti che attende giustizia. Un pestaggio violento ed indiscriminato e poi l’inquinamento delle prove: i poliziotti (l’accusa ricade sul vice questore dell’epoca Pietro Troiani) portarono dentro l’istituto delle bombe incendiare molotov, poi praticarono una falsa perquisizione per trovarle ed avere così il pretesto per operare violenza gratuita. Dovranno rispondere anche di questo il 17 settembre, dovrebbero. Finirà che non faranno neanche un giorno di carcere e torneranno puliti e lindi alle loro professioni senza neanche un richiamo disciplinare, senza nessuna sospensione; alcuni, abbiamo potuto notare, sono anche già stati promossi. D’altronde questa è la legge italiana in tempi di berlusconismo.

 

Nel libro “Inferno Bolzaneto” di Mario Portanova

L’ agghiacciante racconto degli eventi

 

 

Con un lavoro matto e disperato Mario Portanova (già giornalista di Diario e collaboratore di Blu Notte – Misteri Italiani, per Raitre) ha trasformato la requisitoria dei PM di Bolzaneto in un libro intitolato “Inferno Bolzaneto” edito da Melampo. In sette anni di lavoro i magistrati hanno riconosciuto le duecento e più storie di persone passate dal carcere provvisorio del G8. Un atto di accusa completo e durissimo che punta l’occhio anche e soprattutto sulla politica che autorizza azioni come quelle accadute a Bolzaneto. Vi propongo (per farvi comprendere cosa accadde realmente dentro quelle carceri e a quali crudeltà sono riusciti ad arrivare) solo i titoli dei vari capitoli del libro, già questi sono parecchio esplicativi.

 

LE STORIE

 

1.      Macchie di sangue

2.      Pestaggio in bagno

3.      La mano spaccata

4.      Testa ferita contro il muro

5.      Viva il Duce

6.      In ginocchio, comunista di merda

7.      Botte in guanti neri

8.      Capelli tagliati

9.      Puttana

10.  Bruciato con la sigaretta

11.  Calci a terra

12.  Piscia, finocchio

13.  Il farmaco rubato

14.  Morte agli ebrei

15.  Spray urticante

16.  La testa nella turca

17.  Schiaffi

18.  Fratturato

19.  Vi scoperemo tutte

20.  Benvenuti ad Auschwitz

21.  Niente assorbenti per le troie

22.  Vada a morire in cella

23.  Ti infilo il manganello

24.  Dovevano fucilarvi tutti

25.  Denti rotti

26.  Guarda come urina

27.  Eccoti il deretano

 

 

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Pubblicato 21 luglio 2008 da fabiobarbera in Senza categoria

attentato a Telejato   4 comments

Telejato: emittente di controinformazione e le ritorsioni mafiose

La mafia brucia la macchina di Pino Maniaci,

ennesimo attentato a chi vuole raccontarci la verità

Succede ancora (in questo accaldato 2008) che la mafia se la prenda con la stampa e cerchi in tutti i modi di imbavagliarla, zittirla, demotivarla e distruggerla. Il noto giornalista Pino Maniaci, responsabile della tv di controinformazione Telejato (www.telejato.it) è stato poco tempo fa oggetto di minacce e aggressione da parte del figlio di un noto boss del partinicese che si trova agli arresti sotto regime di 41bis. Da quell’aggressione ne sono seguite altre: minacce, inseguimenti in macchina, esternazioni anche contro il figlio che di mestiere fa l’operatore fino all’ultima inquietante vicenda accaduta a luglio, la macchina di Pino con il logo di Telejato a fuoco per mano dolosa. Pino comunque non si lascia impaurire ed è rimasto in prima linea, continuando a condurre imperterrito il suo TG anche il giorno dopo aver subìto il pestaggio, anche dopo che gli hanno bruciato la macchina. Al baffuto conduttore gli è piombata in redazione un’ondata di solidarietà: cittadini, associazioni, personalità varie, sindaci, politici, emittenti (tra le quali anche la nostra, Radio Alcamo Centrale e persino mamma Rai e La7), fotografi, preti, giornalisti ma anche istituzioni e forze dell’ordine da tutta Italia si sono riuniti in un unico appello: “Siamo Tutti Pino Maniaci” e da lì hanno deciso di condurre il telegiornale a turno per far vedere che dietro quella telecamera c’è un popolo che dice NO alla mafia e No alla delinquenza! Pino adesso non è più solo nella sua opera di controinformazione, così dalla scrivania più discussa e seguita del territorio siciliano si avvicendano proprio in questi giorni i conduttori per un giorno, tra i quali si sono annoverati anche don Luigi Ciotti, i ragazzi di Addio Pizzo, l’associazione Rita Atria (www.ritaatria.it) e tantissimi altri. Da dopo le ultime vicende adesso Pino Maniaci è sotto scorta, ma con una schiera così ampia e variegata di sostenitori ci penseranno due volte prima di mettergli nuovamente le mani addosso.

l’auto carbonizzata di Pino Maniaci con il logo di Telejato (foto tratta da www.fascioemartello.it e realizzata da Carmelo di Gesaro)

Pubblicato 21 luglio 2008 da fabiobarbera in Senza categoria

Quanto ci costa Emilio Fede!   3 comments

 
L’insostenibile costo di Fede

Fede costa agli italiani 350.000 euro al giorno. Dal primo gennaio 2006, con effetto retroattivo. La Corte di Giustizia Europea ha condannato l’Italia a una multa di circa 130 milioni di euro all’anno se Rete 4 non cederà a Europa 7 le frequenze che Testa d’Asfalto ha in concessione dallo Stato. Per l’Europa l’assegnazione delle frequenze in Italia non rispetta la libera prestazione dei servizi e non ha criteri di selezione obiettivi.
La sentenza europea è la terza a favore di Europa 7 dopo quelle della Corte Costituzionale e del Consiglio di Stato. Testa d’Asfalto toglie l’ICI, ma introduce il canone Fede. Non ci sono conflitti di interessi? Perchè gli italiani devono pagare per guardare Fido Bau ogni sera? Se il concessionario pubblico di tre reti nazionali Testa d’Asfalto non sposterà Rete 4 sul satellite gli italiani alla fine del suo prossimo glorioso quinquennio pagheranno circa UN MILIARDO di euro di multa considerando gli arretrati.
Testa d’Asfalto è un genio, oltre alla concessione pubblica, la pubblicità a pagamento su tre reti avute in eredità da Craxi, avrà anche il finanziamento pubblico. Il ministero delle Comunicazioni non c’è più. In realtà non c’era neppure prima. Gentiloni che potrà dedicarsi di più al tennis con Ermete invece di passare lunghi week end ad Arcore.
L’ Agcom con il supporto del PD e della Repubblica e della Finocchiaro e di Topo Gigio è impegnata a tempo pieno sul pericoloso Travaglio. Se pò fà. Con i nostri soldi se pò fà.
Per sapere quanto stiamo versando al Presidente del Consiglio per non applicare le sentenze su Rete 4 scaricate e diffondete il banner. E’ bello contribuire al successo economico di Testa d’Asfalto con le nostre tasse.

 

Altre info su www.beppegrillo.it, sul blog di Micromega, sul blog Voglioscendere, www.sabinaguzzanti.it, su www.marcotravaglio.it

 

Pubblicato 3 luglio 2008 da fabiobarbera in Senza categoria