Archivio per agosto 2008

Dossier su LEFT: C/Mare porto di affari illeciti   Leave a comment

 Dalla rivista “LEFT” in edicola da venerdì 22 agosto un dossier inquietante su C/Mare del Golfo

L’ombrellone che scotta

 

 

La copertina di LEFT

Il servizio su LEFT (in alto potete vedere la copertina del nuovo numero in edicola) è firmato da una delle penne più pungenti e rinomate del giornalismo italico: Pietro Orsatti racconta sul nuovo numero della nota rivista (in edicola da venerdì questo) di come Castellammare del Golfo sia stato da sempre porto franco degli affari illeciti di Cosa Nostra, fin dai tempi di Lucky Luciano. Poi rifugio dorato di latitanti e sede di intrecci con servizi deviati  e massoneria. Un modello di vita criminale unico di cui parla anche il pentito di mafia Antonino Giuffré (fino al 2002 componente della “cupola” di Bernardo Provenzano), affermando che il paese di Castellammare del Golfo rappresenta una delle zone più forti della mafia, punto di incontro per traffici di droga, armi, massoneria e servizi segreti deviati. Così, in una cittadina già precedentemente commissariata e con un nuovo primo cittadino già molto discusso, LEFT ci accompagna dentro una cartolina particolarissima di Castellammare del Golfo, tra storie e tradizioni omertose.

<<Folla di turisti in cerca d’ombra in un torrido pomeriggio di agosto. La villa comunale si affaccia su uno dei tratti più spettacolari della costa della Sicilia occidentale, Castellammare del Golfo. Antico porto di Segesta e poi primo emporio arabo in questo tratto di costa. Oggi motore dello sviluppo turistico dell’area. Dalla terrazza della villa la vista è di quelle che mozza il fiato. Il porticciolo pieno di barche da diporto, le scogliere, il mare una tavola. Un paradiso. Non solo per la folla di tedeschi arrossati dal sole di Sicilia. Non solo>>. Comincia così il ricco dossier di Pietro Orsatti che su LEFT racconta affari e malaffari del territorio castellammarese. LEFT ci ricorda di come per decenni il porto del golfo trapanese rappresentò il centro del traffico mondiale di droga.

<<Subito dopo la seconda guerra mondiale – scrive LEFT – Castellammare del Golfo divenne, con un accordo fra i boss palermitani e trapanesi e i cugini negli Stati Uniti, uno dei centri potenti della nuova mafia emergente. Luogo di coincidenza di interessi tra mafiosi siciliani e boss siculo –mericani. In una riunione del 1957 al Grand Hotel et des palmes, uno dei più prestigiosi di Palermo, e a cui partecipò anche Lucky Luciano, venne sancito il patto di investitura di Castellammare come porta verso l’esterno del clan, strappando di fatto il controllo del traffico degli stupefacenti ai clan marsigliesi fino ad allora “leader” incontrastati in questo business. Il summit, storicamente documentato in vari processi e sentenze, avvia quel processo di trasformazione della mafia tradizionale in quella dei corleonesi. E dimostra i legami mai troncati fra clan siciliani e cugini d’oltre Atlantico. Da quel momento Castellammare del Golfo è la base delle attività criminali legate al traffico di eroina>>.

Il tagliente dossier di Orsatti ci ricorda anche come questo territorio sia uno dei luoghi di dorata latitanza del boss Matteo Messina Denaro. <<Perché qui i boss fanno i latitanti in casa propria, nel proprio paese, mantenendo inalterata la propria rete di affari e protezioni. E qui nasce anche il mito di Francesco Mattia Denaro, il ministro degli esteri di Totò Riina e padre dell’attuale super ricercato Matteo. Sconosciuto alla giustizia per quasi vent’anni, nonostante il suo ruolo di raccordo con gli Stati Uniti e “formatore” alle tradizioni di Cosa Nostra dei picciotti nati all’estero. Francesco muore in casa propria nonostante siano stati spiccati per lui diversi mandati di cattura; i parenti fanno trovare il cadavere pulito e composto su un vialetto di campagna. Il figlio Matteo, già latitante come il padre, acquisterà annunci sui giornali locali che puntualmente li pubblicheranno>>.

 

Davvero un’eredità pesante per Castellammare che comunque prosegue la sua stagione estiva con la gente ignara di tutto e una miriade di turisti che passeggiano, bevono qualcosa, vanno al mare.. << la stagione turistica quest’anno sta andando benissimo. Zona prestigiosa, nonostante la storia controversa, sembra reggere la crisi del settore. E anche altri tipi di affari, a quanto sembra, stanno ripartendo dopo un’apparente crisi. L’eroina e i centri di raffinazione, secondo dati rilasciati dalla direzione distrettuale Antimafia di Palermo, sono stati subappaltati ai clan calabresi>>. Nonostante ciò restano forti, anzi, registrano una nuova fase di sviluppo i legami tra i boss d’oltreoceano e quelli dell’isola. Così il ruolo di Castellammare del Golfo nei traffici marittimi della droga è ancora centrale. Si parla però di riorganizzazione di Cosa Nostra! A tracciare un quadro dell’attuale situazione criminale è il sostituto procuratore Sergio Barbiera che analizza il fenomeno e la centralità di C/Mare nella inquietante situazione dove tra l’altro si continua ad ammazzare: sette omicidi – e una lupara bianca – in un anno. Al centro dei traffici, però, non c’è più l’eroina ma la cocaina, prodotta in Sudamerica. <<I boss americani acquistano quintali e quintali di coca, che poi viene spedita in Italia a bordo di navi dirette nei porti siciliani e non solo: segnalazioni e sequestri si sono succeduti anche a Genova, Livorno, Civitavecchia, Salerno, e Gioia Tauro. Le indagini degli ultimi tempi, infatti, indicano che a Palermo Salvatore Lo Piccolo e la famiglia del boss Nino Rotolo gestivano la distribuzione della cocaina tra alcuni grandi fornitori italiani, dividendo poi i proventi del traffico con i cugini americani. L’arresto dei Lo Piccolo ha solo rallentato la riorganizzazione del traffico, che oggi in molti indicano come “fiorente”. E si inserisce anche una nuova novità organizzativa non da poco conto: la manovalanza del clan non si ricerca solo fra i picciotti iniziati a Cosa Nostra, ma entrano in gioco anche “stranieri” (immigrati a basso costo) e persone esterne all’organizzazione. Anche per il narcotraffico, a quanto sembra, iniziano a valere le regole della globalizzazione e delle “esternalizzazioni” >>. Il tutto viene confermato anche dal pentito di mafia Antonino Giuffré (fino al 2002 componente della “cupola” di Bernardo Provenzano), il quale afferma che: “allo stato attuale Trapani e in particolare il paese di Castellammare del Golfo rappresentano una delle zone più forti della mafia, non solo perché la meno colpita dalle forze dell’ordine, ma soprattutto perché punto di riferimento non solo di traffici normali, come droga e armi, ma anche luogo dove si incontrano alcune componenti che girano attorno alla mafia. È un punto di incontro della massoneria, ma anche per i servizi segreti deviati”.

LEFT prosegue la sua indagine analizzando il fenomeno politico c/marese, sicuramente anomalo e da studiare all’interno delle università: <<Anche la politica e gli affari apparentemente leciti entrano a pieno titolo nelle vicende di Cosa Nostra.  Una caratteristica di Cosa Nostra Trapanese (scrive il prefetto Giovanni Finazzo) è stata l’aver preferito nell’ultimo decennio ai canali di riciclaggio proprio, e cioè scaturente da attività illecite, l’infiltrazione massiccia nelle medie e grandi attività produttive e il mantenimento di canali diretti e indiretti con gli ambienti della politica locale e delle pubbliche istituzioni. E da Castellammare a Trapani è un attimo. Il territorio è permeabile e accogliente. È facile poi reinvestire “legalmente” il denaro accumulato illecitamente con l’estorsione, gli appalti e la droga>>. 

In una situazione del genere, poi, a C/Mare si aggiunge anche la massoneria che svolge funzione di collante tra istituzioni politiche e malavita organizzata. <<In questo quadro, non stupisce che il 23 marzo del 2004 il consiglio dei ministri abbia deciso lo scioglimento del consiglio comunale di Castellammare del Golfo, dove sono state accertate forme di condizionamento da parte della criminalità organizzata>>.

Uno scioglimento dovuto anche alla tempestiva operazione di polizia denominata “Tempesta” e all’azione ispettiva del ministero dell’interno. L’inchiesta portò all’arresto di 23 presunti affiliati a Cosa Nostra e alla scoperta di ingerenze e connivenze tra mafia e politica. Nell’inchiesta sono rimasti coinvolti, tra gli altri, il dirigente Antonino Palmeri e il funzionario Vincenzo Bonventre entrambi dell’ufficio tecnico comunale ed entrambi accusati di abuso d’ufficio con l’aggravante di aver favorito Cosa Nostra. <<Si sarebbero prodigati, secondo i magistrati, per concedere, in maniera illegittima, autorizzazioni edilizie al presunto capomafia locale, Francesco Domingo […] dalle intercettazioni ambientali e telefoniche è emerso un quadro inquietante: i burocrati del Comune erano preoccupati non tanto di essere scoperti dalle forze dell’ordine, ma di non riuscire ad assecondare le pressanti richieste che provenivano dalla “famiglia” mafiosa>>.

 

Così dopo tre anni di commissariamento, l’intero quadro politico azzerato e le nuove elezioni si torna a parlare del rischio di infiltrazioni. Durante l’insediamento della nuova amministrazione circolavano numerose voci sulla presunta ineleggibilità di alcuni candidati al consiglio comunale poi puntualmente eletti. Si tratta di persone elette in un consiglio comunale con il quale però, direttamente e indirettamente, avevano alcuni contenziosi legati a sanatorie e concessioni edilizie. <<Ma la commissione elettorale ha sancito l’eleggibilità e quindi stop. Al limite si può parlare di inopportunità politica, ma null’altro>>. Poi c’è il sindaco. Marzio Bresciani, eletto con il 60% dei consensi, simbolo di ritorno alla legalità. <<Marzio Bresciani è un noto imprenditore della zona e consigliere delegato della Sicilgesso, forse la più importante industria dell’area. Il 13 febbraio del 2003 è stata depositata al Tribunale di Trapani una sentenza che, anche se non lo condanna, lo riguarda molto da vicino. Emerge dall’atto, infatti, che la Sicilgesso avesse pagato per anni a due clan il pizzo (20 milioni di lire all’anno a ciascuno), vista anche la sua posizione geografica, ovvero al confine fra il territorio di Alcamo e di Calatafimi. A confermarlo le testimonianze dei pentiti Vincenzo Ferro, Giuseppe Ferro e Vincenzo Sinacori. Convocati in tribunale, Marzio Bresciani e il presidente della Sicilgesso Antonio Cascio “hanno negato di aver mai ricevuto richieste né di aver mai pagato”. E si legge ancora nella sentenza del tribunale di Trapani: “Ancora una volta, a fronte dell’assenza di contributo conoscitivo da parte delle persone offese, importanza fondamentale riveste la mappa delle estorsioni trovata nelle mani di Melodia Ignazio nella quale si legge testualmente “Sicilgesso per Alcamo e Calatafimi a metà” […] Ora la domanda è: come è possibile che venga eletto a sindaco “post commissariamento”, e con percentuale bulgara, un imprenditore che, stando agli atti processuali, per anni avrebbe pagato il pizzo a ben due clan mafiosi, rifiutandosi sia di denunciarli che di testimoniare al processo? >>. Certe domande – conclude LEFT –  ad agosto sotto il sole di Sicilia, e con il paese pieno di turisti, non si fanno.

 

NE AVEVA PARLATO ANCHE

"LA SICILIA"  

 

  UN SERVIZIO ANCHE

DA TELEJATO

 

  IL SERVIZIO DI TELEJATO CON

IL FUORI ONDA CON BRESCIANI

      

Altri riferimenti al tema: Mafia e legalità a C/Mare in edicola con LEFT e sui link

http://barberafabio.spaces.live.com/blog/cns!A3B5DFE268B24FF4!516.entry

www.barberafabio.spaces.live.com

www.alcamo.it

www.fascioemartello.it

www.castellolibero.blogspot.com

www.ritaatria.it

www.avvenimentionline.it  

www.telejato.it 

www.orsatti.info 

 

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Pubblicato 23 agosto 2008 da fabiobarbera in Senza categoria

arrivano i premi IGNOBEL   Leave a comment

gli IGNOBEL

Per premiare tutti quegli inventori più strani e curiosi

 

 

Ad ottobre la cerimonia di premiazione per gli Ignobel 2008 all’università di Harvard dove inventori da tutto il mondo vengono accolti da applausi deliranti e aeroplanini di carta (per tradizione) e premiati da veri Premi Nobel per le loro straordinarie intuizioni. Così viene certificato l’originale universo degli inventori più strampalati!!!

 

   

   

 

C’è chi lo brama e chi lo teme, chi lo considera un baluardo di civiltà e chi uno sfregio immondo, chi ne ride e chi lo deride. Elogiato da più parti, talvolta condannato, spesso incompreso, amato follemente da moltitudini di persone: è il premio IGNOBEL, fratello, forse cuginastro, in parte nemesi del più conosciuto premio Nobel. Se quest’ultimo si da a personalità geniali e menti della nostra contemporaneità, il premio Ignobel, invece, si da a inventori pazzi, artisti surreali, geni incompresi, persone che hanno fatto cose notevolmente strampalate, ammirevoli o meno. I risultati producono da sempre stupore, risate e tanto divertimento. La maggior parte degli Ignobel riguardano la scienza: biologi norvegesi che misurano gli effetti della birra, dell’aglio e della panna acida sull’appetito delle sanguisughe; un professore statunitense che somministra Prozac alle cozze; uno scienziato francese che dimostra attraverso la sperimentazione che l’acqua ha memoria… alcuni sono dietetici: un fisico inglese determina il metodo ottimale per inzuppare il biscotto nel latte; una conferenziera australiana spiega che non abbiamo bisogno di mangiare; un capo religioso coreano espande in maniera vertiginosa le dimensioni della torta nuziale, unendo in matrimonio milioni di coppie per volta. E poi tanto, tantissimo altro: due vecchi sposi che inventano una macchina per aiutare le donne a partorire, il ricercatore che scopre che certe musiche in sottofondo hanno potere terapeutico e prevengono e curano certe malattie, psicologici nipponici che allenano i piccioni a distinguere i quadri di Picasso da quelli di Monet. L’elenco non si esaurisce mai, i candidati al premio Ignobel sono davvero tanti e a premiarli ci sono i più rinomati e conosciuti premi Nobel. L’Ignobel è il contrario di un premio: i premi, solitamente, esaltano il meglio e si burlano del peggio, questo no! Le medaglie olimpiche vengono date a grandi atleti, i Nobel vengono dati a scienziati, scrittori e altre personalità che eccellono nel proprio campo. Il premio Ignobel è un’altra cosa: riconosce che la maggior parte di noi, per la maggior parte del tempo, sta in una grande, abnorme ed infinita confusione e in quel guazzabuglio riesce a tirarsi su con una geniale trovata, con un’idea particolare a metà tra la sonora puttanata e la geniale intuizione. A loro va questa particolare onorificenza.

 

E in edicola c’è il libro sugli Ignobel

 

Marc Abrahams

I PREMI IG NOBEL

 

 

Edizione Garzanti, prezzo: 18,50

Pubblicato 18 agosto 2008 da fabiobarbera in Senza categoria

Lucca Comics e Giochi di Ruolo   Leave a comment

Aspettando il Lucca Comics 2008

Giochi di Ruolo: una nuova realtà che diverte grandi e piccini

e ci catapulta in un mondo magico!

 

 

Un mondo fantastico, magico, finto ma paradossalmente tangibile e reale è quello legato ai giochi di ruolo. I giochi di ruolo godono di crescente popolarità. In tutto il mondo, dove i titoli pubblicati sono ormai più di trecento, capostipite "Dungeons & Dragons", del 1974. E in Italia, dove vengono giocati da quasi centomila persone, con una quarantina di titoli a disposizione, scritti o tradotti nella nostra lingua. Ma quanti, tra i non-giocatori, sanno cos’è davvero un gioco di ruolo? In questo articolo vi racconto retroscena e curiosità da questa curiosa e particolare attività.

 

Dal 18 ottobre al 2 novembre riparte la tanto attesa rassegna internazionale del fumetto, del cinema d’animazione, dell’illustrazione e dei games denominata LUCCA COMICS, quest’anno dedicata al mondo dei Robot (www.luccacomicsandgames.com) e uno dei momenti più curiosi ed imperdibili del Lucca Comics è quello legato ai Giochi di Ruolo. In ambientazioni magiche e misteriose nascono queste particolari attività: giochi in cui i partecipanti fingono di essere i personaggi di una storia che essi stessi inventano mossa dopo mossa, sotto la guida di un Master (o "Narratore"). Quest’ultimo espone una situazione, mentre gli altri giocatori recitano azioni, movimenti e dialoghi che farebbero se fossero davvero un gruppo di avventurieri che deve liberare la principessa prigioniera del drago, o uno sceriffo e i suoi aiutanti a caccia dei contrabbandieri di whisky nel selvaggio West, o i ribelli di Guerre Stellari che cercano di mettere in salvo i piani della più potente astronave della galassia, oppure coniglietti e maialini di un cartone animato in cerca delle loro leccornie preferite… Una singola storia, o "avventura", può durare un paio d’ore o qualche pomeriggio o anche un intero week end. Ma i personaggi del gioco di ruolo sono come i protagonisti di una saga letteraria o di un serial televisivo: terminata una storia, li si può usare in altre avventure, affinandone i tratti psicologici, rendendoli più ricchi di sfumature. Come Sherlock Holmes e il dottor Watson, protagonisti di quattro romanzi e decine di racconti. O come Ridge, protagonista di centinaia di puntate di "Beautiful". Quando si impersona un personaggio si cerca di caratterizzarlo il più possibile: più il personaggio è simile a come lo si è immaginato e più è quotato durante il gioco. Nei "giochi di ruolo dal vivo" le avventure vengono solitamente ambientate all’aperto, in grandi boschi o in ambientazioni medievali. I master quindi prediligono vecchi castelli o casolari di campagna affittati per l’occasione. Alcuni enti pubblici, poi, hanno anche deciso di inserire i giochi di ruolo tra le loro attività; questo perché sono attività che istigano a socializzare e che accentuano il folklore. Per un po’ di tempo si può essere qualcun altro e, magari, un qualcuno che non può esistere nella realtà perché creato dalla fervida fantasia dei giocatori: un elfo, un gatto, un orco, un mago. I giochi di ruolo sviluppano così la creatività, la fantasia e anche la manualità (visto che molti giocatori si costruiscono le armi in gommapiuma, il vestiario e gli oggetti scenografici da soli e con le proprie mani, creando veri e propri manufatti di straordinario artigianato). In Francia i giochi di ruolo vengono anche utilizzati da molti assistenti sociali per far interagire ragazzi che hanno problemi di integrazione, e la "Direction de la Jeunesse et des Sports" ne raccomanda l’utilizzo agli animatori delle Case di Quartiere. In Italia hanno giocato persino nelle scuole, proprio così: diverse scuole elementari e medie, sia inferiori che superiori, hanno utilizzato il gioco di ruolo nell’ambito dei loro programmi didattici. "Ludendo docere", cioè "insegnare giocando", è un motto antico: e il gioco di ruolo è assai adatto perché insegna a raccontare, a coordinare la propria creatività con quella degli altri, a recitare, impersonare e relazionarsi con gli altri. Nei giochi di ruolo da tavola l’uso dei dadi abitua poi a stimare le probabilità di uscita di certi numeri o combinazioni, e dunque introduce a una certa dimestichezza con il calcolo delle probabilità. Molti Narratori amano inserire nelle loro avventure enigmi, indovinelli o problemi da risolvere, stimolando così le capacità logiche dei loro giocatori. E non scordiamone l’utilità per l’apprendimento delle lingue: gli appassionati, infatti, comprano spesso i giochi di ruolo stranieri prima che vengano tradotti in italiano: si esercitano così nella lettura dell’inglese, e talvolta del francese, del tedesco, dello spagnolo. Come ogni buon romanzo o film, infine, un buon gioco di ruolo di ambientazione storica o letteraria, e ce ne sono diversi, può insegnare facilmente e allegramente le più svariate nozioni e conoscenze. Qualche tempo fa, però, sui giornali, s’è scatenata una strana polemica sui giochi di ruolo e i loro presunti effetti negativi. Di articoli, negli anni, ne sono stati pubblicati moltissimi, in genere assai favorevoli. Lo stesso vale per servizi e talk show in radio e tv. Con qualche eccezione, naturalmente. Le accuse vengono da gruppi fondamentalisti americani, gli stessi che attaccano cartoni animati come "Alice nel Paese delle Meraviglie" o film per ragazzi come "Casper" tacciandoli di violenza, e che per lo stesso motivo intendono far proibire in tv cartoni animati come "I Puffi" e "Bugs Bunny". I più attivi sono stati i membri del NCTV (National Coalition on Television Violence) e del disciolto BADD (Bothered About Dungeons And Dragons). La prima ricorrente accusa ai giochi di ruolo, lo abbiamo visto, è di essere violenti. Bene: i ricercatori americani Suzanne Abyeta e James Forest chiariscono con un’ampia documentazione che chi pratica giochi di ruolo ha invece meno tendenze violente e distruttive del resto della popolazione. Oltretutto, i personaggi più violenti ed egoisti, i cattivi e i diabolici vengono scelti da una minoranza dei giocatori, i più scelgono di interpretare eroi positivi, rispettosi delle regole e leali verso i compagni: lo rivela, in Italia, una ricerca di Alessandra Areni e Luca Giuliano, sociologi all’Università la Sapienza di Roma ed esperti di giochi di ruolo. Del resto, che la messa in scena della violenza abbia funzione catartica lo sosteneva già Aristotele, e le scene violente raccontate nell’avventura di un gioco di ruolo non sono più forti di quelle presenti in un qualsiasi romanzo d’avventure o in un film d’azione. Altre accuse ai giochi di ruolo sono state mosse negli ultimi anni. Le più gravi, se avessero qualche minimo fondamento, sarebbero quelle di istigazione al suicidio, sollevate "a effetto" su qualche giornale, l’anno scorso, quando si tolse la vita un ragazzo che era anche master di "Dungeons & Dragons". Ma è un’accusa nettamente smentita da tutte le indagini sul campo. L’American Association of Suicidology di Denver, Colorado, e il Center for Disease Control di Atlanta, Georgia, dopo un approfondito studio dei casi di suicidio tra adolescenti, scrivono che non è stata evidenziata alcuna correlazione tra il suicidio nei teen-ager e i giochi di ruolo. La percentuale di suicidi tra i 15-24enni giocatori di ruolo è addirittura più bassa che in qualsiasi altro gruppo. Uno dei fattori determinanti per valutare la propensione al suicidio di un bambino o ragazzo, spiegano i ricercatori, è il fatto che sia o no una persona solitaria. E i giochi di ruolo spingono a stare con gli altri, a entrare in relazione con loro; l’esatto contrario della solitudine e assenza di comunicazione col mondo che possono indurre al suicidio. La partecipazione a un’attività di gruppo quale il gioco di ruolo abbassa drasticamente il potenziale autodistruttivo. Garantisce inoltre una cerchia di amici in grado di percepire comportamenti insoliti e di intervenire in caso di crisi. Uno studio degli americani Lisa A. DeRenard e Linda Mannik Kline ha infine dimostrato che chi pratica i giochi di ruolo tende ad avere una più alta considerazione di sé.

           

Pubblicato 14 agosto 2008 da fabiobarbera in Senza categoria

ma quale sicurezza?   Leave a comment

“Quel pacco del pacchetto sicurezza”

 

 

 

Vogliamo parlarvi di un libro ironico, dissacrante e allo stesso tempo informativo e ricco di notizie d’attualità. Si intitola “Se li conosci li eviti” e l’autore è il noto giornalista Marco Travaglio. Ve lo raccontiamo andando direttamente alla fonte: eh, già! Sono andato alla presentazione del libro di Travaglio presso l’università La Sapienza di Roma; lì l’autore ha parlato di cronaca, politica, attualità, ha smontato il caso Alitalia e l’annoso problema dell’immondizia a Napoli. In questo articolo proprio con Travaglio, analizziamo il pacchetto sicurezza e l’immigrazione!

 

 

 

<<In questa politica ridotta a spot, basta annunciare qualcosa perché diventi automaticamente vero. Senza che nessuno – tantomeno la stampa e la tv – si prenda la briga di andare a controllare se all’annuncio corrisponda la realtà. Prendiamo ad esempio il “pacchetto sicurezza”, tutti discutono sulle nuove norme per l’immigrazione, ma qualcuno le ha lette? Sembra di no. Altrimenti avrebbe già capito che non sono né severe Né fasciste. Sono, semplicemente, inutili. Vi spiego perché! Il “pacchetto sicurezza” era stato annunciato da Berlusconi fra squilli di tromba e rulli di tamburi nel superconsiglio dei ministri a Napoli. E tutti a dibattere della grande novità: l’immigrazione clandestina sarà reato, chiunque verrà trovato in Italia senza permesso di soggiorno sarà immediatamente arrestato, processato e condannato, forse con l’eccezione delle badanti, perché decine di migliaia di italiani non possono mica cambiare il pannolone al nonno e alla nonna, meglio lasciarlo fare alla filippina. E come faremo a contenere tutti gli immigrati irregolari – centinaia di migliaia, forse più di un milione – nelle patrie galere che già non bastano per i reati di oggi? E tutti a schierarsi pro o contro il nuovo reato di clandestinità, a evocare gli esempi stranieri, a discettare sulla giusta o eccessiva durezza del pacchetto sicurezza. Naturalmente senza leggerlo. Perché basta scorrere il disegno di legge per scoprire che il pacchetto è un pacco. Articolo 9: “Lo straniero che fa ingresso nel territorio dello Stato in violazione – della legge sull’immigrazione, ndr – è punito con la reclusione da 6 mesi a 4 anni”. E deve essere obbligatoriamente arrestato e processato per direttissima. All’apparenza, sembrerebbe che la norma valga per chiunque venga sorpreso senza documenti in giro per l’Italia. Ma non è così: vale solo per chi viene beccato mentre entra clandestinamente in Italia, scavalcando una frontiera terrestre o sbarcando via mare sulle coste. Ma se uno viene fermato mentre fa ingresso in Italia, che senso ha arrestarlo e processarlo, intasando i tribunali che già incamerano 3 milioni di nuovi processi all’anno, oltre a quelli arretrati? Se lo prendi lì, alla frontiera, tanto vale respingerlo subito al mittente! Anche perché, se lo si processa, la condanna sarà di qualche mese (salvo provabilissima prescrizione) e non verrà scontata (in Italia si va in carcere solo per pene superiori ai tre anni); alla fine il tizio dovrebbe essere espulso, ma com’è noto le espulsioni non funzionano perché i Paesi di provenienza le rifiutano o perché il tizio da espellere non ha un’identità e una nazionalità certa. Se invece l’immigrato viene sorpreso in Italia senza documenti, per processarlo e condannarlo, in base all’articolo 9 della nuova legge bisognerà dimostrare che è entrato clandestinamente dopo l’entrata in vigore della nuova legge (le norme penali non possono essere retroattive). Lui naturalmente sosterrà di essere arrivato prima, quando entrare in Italia senza permesso non era ancora reato. E sarà assolto, dopo aver fatto perdere tempo alla polizia e alla magistratura, e denaro allo Stato italiano […] Se qualcuno avesse letto il pacchetto sicurezza, avrebbe capito fin da subito che, per la lotta ai clandestini, non è né severo né fascista. E’ semplicemente INUTILE>>.

 

Marco Travaglio

“Se li Conosci Li Eviti”

 

 

 

Pubblicato 1 agosto 2008 da fabiobarbera in Senza categoria