Cucchi, Aldovrandi, Sandri, Giuliani, Uva, Saladino: quando la giustizia diventa ingiustizia   Leave a comment

 

Quando la giustizia diventa ingiustizia

1.531 morti in dieci anni solo in carcere. Come scrive Beppe Grillo: “Questa strage deve finire!”

Cosa succede quando a sbagliare è il duro braccio della giustizia? Risse, manganellate, irruzioni, tragici colpi di pistola e strane morti in carcere! In questo articolo, partendo proprio dalla strana e anomala morte di Stefano Cucchi, vi racconto alcuni inquietanti aneddoti che hanno come protagonisti componenti delle forze dell’ordine italiane, per tentare di mostrare il risvolto grottesco che prende vita quando un uomo in divisa decide di abusare del proprio potere.

“Mio figlio, di ritorno da un concerto, camminava presso la zona dell’Ippodromo, a Ferrara! Tre poliziotti in divisa lo hanno accerchiato e picchiato fino ad ucciderlo. Il dolore è tanto e ancora oggi mi chiedo: perché quella violenza immotivata su un inerme diciottenne che passeggia per strada?”. La mamma di Federico Aldrovandi, morto per un pestaggio da parte della polizia.

“È inutile che fai così, ho dieci persone che possono testimoniare che io non ti ho colpito” Tutore dell’ordine verso un inviato di Striscia dopo averlo pestato.

“Ditegli che non si possono buttare così addosso alla gente, che poi non si può dire niente… Non posso nemmeno dare una notizia del genere”. Una giornalista dopo il pestaggio di un cameraman da parte della polizia

Un Carabiniere in particolar modo l’ha massacrato di botte in caserma insieme ai suoi colleghi e mi dicevano: “dopo arriva anche il tuo turno”. Amico di Giuseppe Uva, ragazzo di Varese pestato a morte per una bravata.

“Il Carabiniere alla guida […] è passato col rosso e mi ha investito senza pensarci su due volte, […] la loro auto non si era annunciata né con sirene, né col clacson, né tantomeno con luci o altri segnali luminosi. Hanno acceso il tutto qualche istante prima dell’impatto e ci sono testimoni che lo possono provare davanti al giudice”. Ragazza investita da un Carabiniere a Castellammare del Golfo.

“Mio fratello era un ragazzo di 31 anni, un normalissimo ragazzo di 31 che la notte tra il 15 e il 16 ottobre è stato arrestato dai Carabinieri, perché trovato in possesso di una modica quantità di sostanze stupefacenti. L’abbiamo visto uscire di casa accompagnato dai Carabinieri, che precedentemente tra l’altro avevano perquisito la sua stanza non trovandovi nulla e accompagnato dai Carabinieri in ottime condizioni di salute, senza alcun segno sul viso e non lamentando alcun tipo di dolore. L’abbiamo rivisto morto il 22 ottobre all’obitorio: nel momento in cui l’abbiamo rivisto, mio fratello aveva il viso completamente tumefatto e pieno di segni, il corpo non l’abbiamo potuto vedere”. Ilaria Cucchi, la sorella del ragazzo morto di carcere.

I virgolettati che avete letto qua su non sono opere di fantasia, ma fatti realmente accaduti nel nostro stivale e che vi presentano un quadro piuttosto inquietante di come, a volte, a sbagliare è il duro braccio della giustizia. Sia chiaro, la mia non vuole essere una generalizzazione ma vuole porre l’attenzione sui tanti, troppi casi spesso irrisolti o dimenticati dove l’uso del manganello è divenuto abuso. Quanti ne abbiamo visti e letti in questi anni? Federico Aldrovandi, Gabriele Sandri, Carlo Giuliani, Giuseppe Saladino, Riccardo Rasman, Giuseppe Uva, Stefano Cucchi sono il risultato di un modo anomalo di gestire la sicurezza: come in guerra!
Poche ore fa i parenti di Stefano Cucchi hanno diramato le immagini del giovane morto di carcere. Ilaria Cucchi, la sorella, in un’intervista al blog di Grillo (www.beppegrillo.it) afferma: “mi giunge voce che la risposta all’interrogazione del Ministro Alfano è stata che Stefano è caduto: ora mi spieghino dove, come e perché è caduto e, soprattutto, come ha fatto a morire. Che mi spieghino, per una caduta, come poteva riportare tutti quei segni di traumi sul viso e sul corpo e che mi spieghino perché è stato lasciato morire”. Amara anche la replica del padre del giovane trovato con due vertebre rotte, il viso deformato, un occhio pesto, l’altro fuori dalle orbite, le ossa della mascella spostate. Giovanni Cucchi sempre al blog di Beppe Grillo dice: “quando è il momento in cui ho visto mio figlio all’obitorio mi è caduto il mondo, vedendolo così, in quelle condizioni veramente inimmaginabili. Ho provato un dolore enorme e un senso di frustrazione di fronte a quello che lo Stato ci può dare e, in effetti, mio figlio è entrato sano ed è uscito morto in quelle condizioni. Voglio dire, non è ammissibile che, per qualsiasi cosa uno possa aver fatto, sia ridotto sia dal punto di vista fisico che anche dal punto di vista morale in quel modo, perché mio figlio è morto solo. E’ una rabbia enorme per come può finire un figlio così, massacrato in quel modo..”. Adesso tre agenti di polizia penitenziaria sono finiti sotto indagine per omicidio preterintenzionale e tre medici dell’ospedale Sandro Pertini per omicidio colposo, ma la strada per la verità e la giustizia è lenta e tortuosa.

Un ’altra vittima del sistema carcerario è stato Giuseppe Uva. Ne racconta un suo amico sempre sul sito http://www.beppegrillo.it: “Ero in compagnia di Giuseppe Uva, la notte tra il 14 e il 15 giugno 2008 quando, un po’ euforici, abbiamo transennato una via di Varese deviando praticamente il traffico lì nel centro. Quando siamo stati fermati da una gazzella dei Carabinieri […] Uva è stato scaraventato per terra e poi, in un secondo tempo, è stato scaraventato dentro l’auto e preso a pugni, io sono stato scaraventato dentro una pattuglia della Polizia, dentro una volante della Polizia, siamo stati portati nella caserma di Via Saffi a Varese e questi due Carabinieri si sono.. un Carabiniere in particolar modo l’ha massacrato di botte in caserma insieme ai suoi colleghi e mi dicevano: “dopo arriva anche il tuo turno”. Al che, quando finalmente mi sono trovato da solo, ho chiamato il 118 implorandolo di venire in soccorso, perché un mio amico veniva massacrato, mi hanno detto che in caserma non potevano intervenire […]”. Giuseppe Uva ha trovato così la morte: per una bravata! Sotto i colpi dei “tutori dell’ordine”

Ennesima morte in carcere per Giuseppe Saladino. Un caso simile a Stefano Cucchi, una morte troppo istantanea. La Procura di Parma ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo contro ignoti sulla morte di Giuseppe Saladino, un 32enne deceduto in carcere meno di 24 ore dopo il suo arresto. Saladino era stato condannato agli arresti domiciliari per aver rubato dai parchimetri, era stato sorpreso dalle forze dell’ordine lontano dal suo appartamento. Nel pomeriggio era perciò stato rinchiuso nella casa circondariale ma durante la notte avrebbe avvertito un malore, a cui è seguita la morte.

Triste caso è quello relativo a Riccardo Rasman, affetto da “sindrome schizofrenica paranoide”. Il 27 ottobre del 2006 muore nella propria casa di Trieste dopo l’intervento di due pattuglie della polizia, aveva 34 anni ed è morto per “asfissia da posizione” dopo aver subito lesioni e violenze da quattro poliziotti. La sindrome di Riccardo iniziò durante la leva militare, durante il quale subì numerosi episodi di quello che viene banalmente definito “nonnismo”, ma che invece è un misto di violenza e prepotenza. E’ da lì che Rasman inizia a vivere con la paura delle divise. La sera del 27 ottobre 2006 l’intervento delle pattuglie avvenne dopo la segnalazione di “spari” provenienti dalla casa di Riccardo, erano petardi per festeggiare il nuovo lavoro da netturbino. Arrivano gli agenti che gli intimano di aprire la porta, lui si rifiuta per paura rannicchiandosi sul letto. Gli urla contro. Loro sfondano la porta e nessuno li ferma. Riccardo è stato trovato con le manette e le mani dietro la schiena, filo di ferro alle caviglie, diverse ferite e con segni di “imbavagliamento con blocco totale o parziale della bocca, effettuato con un cordino o con qualcosa di simile. Questo imbavagliamento avrebbe causato una ulteriore restrizione, soprattutto della respirazione”. Anche se immobilizzato “esercitavano sul tronco, sia salendogli insieme o alternativamente sulla schiena, sia premendo con le ginocchia, un’eccessiva pressione che ne riduceva gravemente le capacità respiratorie”. Da lì la morte per asfissia.
Altri inquietanti casi riaffiorano alla mente: Gabriele Sandri, il giovane che si trovava in auto in un autogrill dove era scoppiata una rissa tra tifoserie e lì ha trovato la morte per mano di un poliziotto che, per sedare la rissa, ha pensato bene di sparare colpendolo mortalmente al collo. Triste epilogo, ma altrettanto triste è il caso di Federico Aldrovandi che non si trovava sulla scena di una rissa, né ha dato motivo agli agenti di pestarlo a morte! Il diciottenne era di ritorno verso casa, proveniva da un concerto e stava passeggiando, stanco e soddisfatto per la bella serata nella zona dell’Ippodromo, a Ferrara. Non si sa perché è successo ma è successo: alcuni poliziotti in divisa lo hanno raggiunto e picchiato a morte!

Una segnalazione particolare arriva, invece dalla Sicilia, una volante dei Carabinieri proveniente da San Vito e di ritorno ad Alcamo passò tempo fa con il rosso e investì una ragazza provocandogli traumi non commotivi, una frattura e un forte spavento, il conducente dichiarò a suo tempo di avere avuto le sirene accese e addebitò tutta la colpa dell’accaduto alla “vittima”. Jenny Bucchieri, la ragazza investita ci racconta l’accaduto: “…Mi trovavo a percorrere con la mia auto la strada che da via Segesta si interseca in via Leonardo Da Vinci, dove c’è la Chiesa di San Paolo. Per passare da lì c’è un semaforo che era verde, così ho attraversato e proprio in pieno incrocio mi è venuta addosso una macchina dei Carabinieri. Col forte impatto e il contraccolpo la mia auto è stata trascinata per diversi metri, arrestandosi accanto al muro del panificio. Ho riportato una frattura della rotula destra e un trauma cranico non commotivo, per non parlare del forte spavento che mi sono presa. E’ stato uno shock. Il Carabiniere alla guida, che era accompagnato da un collega, mi ha investito senza pensarci su due volte, perché sulla strada non ci sono tracce di frenata improvvisa e la loro auto non si era annunciata né con sirene, né col clacson, né tantomeno con luci o altri segnali luminosi. Hanno acceso il tutto qualche istante prima dell’impatto e ci sono testimoni che lo possono provare davanti al giudice. Tra l’altro, visto che io avevo il semaforo verde, era segno che dal loro lato c’era il rosso”.

Anche la stampa si è trovata spesso dileggiata e bloccata dall’ordine costituito. Diversi aneddoti raccontano come alcuni tutori dell’ordine abbiano pestato uomini armati solo di telecamere, macchina fotografica o microfono. Un avvenimento che rimarrà sicuramente nella storia riguarda Stefano Salvi, l’ex vice Gabibbo di Striscia la notizia. Durante una sua visita a casa di D’Alema la polizia fece uscire “gentilmente” Salvi da una vetrata che si spaccò rompendogli la mano. In più gli sequestrarono la cassetta con il filmato che attestava la situazione. Ma il cameraman tenne la telecamera e il microfono di Salvi accesi, riuscendo a registrare una affermazione del poliziotto che lo aveva scaraventato fuori che ha del drammatico: “Non gridare, stai zitto. E’ inutile che fai così, ho dieci persone che possono testimoniare che io non ti ho colpito”. Peccato che quei dieci testimoni non erano presenti durante il fatto. “Insomma, state attenti – sentenziò l’allora conduttore di Striscia – se cadete in una colluttazione con un componente delle forze dell’ordine, c’è il rischio di avere dieci persone che potranno testimoniare contro di voi”.

Durante il G8 di Genova un giornalista ha voluto raccontare le giornate di protesta, dormendo come gli altri dove capita. Lo hanno massacrato! Indimenticabili anche gli scontri tra forze dell’ordine e i Cobas del latte, ricordate? I Cobas, stanchi delle costrittive quote latte, decisero di protestare spargendo sulle strade del letame! I nuclei anti sommossa decisero di sedare la situazione, assalendo anche fotografi e cameraman della Rai e spaccando una telecamera rea di stare documentando l’ondata di violenza, su quel caso allora ci fu un religioso silenzio da parte della stessa stampa, perché sarebbe stato considerato perlomeno “increscioso” che un servizio pubblico, quali sono le forze dell’ordine, attaccasse in modo del tutto gratuito un altro servizio pubblico, qual è la Rai.

Tempo fa, durante un incontro di Forza Nuova la tensione era alle stelle ma un paio di celerini pensarono bene di sferrare manganellate anche ad un operatore, che si ritrovò con cinque costole rotte, una ferita alla testa e una frattura alla mano. Il nervosismo degli agenti del reparto mobile era tanto e, visto lo stato in cui era ridotto il cameraman, i responsabili delle forze dell’ordine sembravano smarriti. Nella confusione qualcuno di loro diceva che il free lance era solo scivolato. L’inviata di un Tg urlava terrorizzata a qualcuno nel telefonino: “Ditegli che non si possono buttare così addosso alla gente, che poi non si può dire niente… Non posso nemmeno dare la notizia”. Già, perché dare una notizia del genere vuol dire creare un terremoto. Interverrebbero associazioni dei lavoratori, l’ordine dei giornalisti, sindacati. Sarebbe crisi. Ma noi, ormai da parecchio tempo, siamo diventati un Paese in controtendenza, un Paese dove ci si indigna solo per un plastico della villetta di Cogne!

Se ne parla su AGORAVOX aI link

Link1: così morì Federico Aldrovandi

http://www.agoravox.it/Video-choc-il-ragazzo-a-terra-e.html

Link2: Violenze e pestaggi al G8 di Genova

http://www.agoravox.it/Violenze-pestaggi-e-torture-al-G8.html

Link3: Morti di Manganello

http://www.agoravox.it/attualita/cronaca/article/cucchi-aldovrandi-sandri-giuliani-10369

Link4: Beppe Grillo vuole fondare un comitato vittime dello stato! Ne parla nel video…

http://www.youtube.com/watch?v=GL6CXZvQ7ZU&fmt=8

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Pubblicato 15 novembre 2009 da fabiobarbera in Senza categoria

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