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Un bacio contro bullismo e omofobia, intervista a Rimau Grillo Ritzberger   Leave a comment

Al cinema per parlare di bullismo e omofobia con “Un bacio”, il film di Ivan Cotroneo tratto dal suo omonimo romanzo pubblicato da Bompiani. Ne parliamo con uno dei giovani attori protagonisti della storia.

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Salve Rimau, benvenuto su AgoraVox Italia.

Grazie mille, è un piacere.

Parliamo del film “Un bacio”, è uscito nel week end nelle sale italiane e già circola sui social con l’hashtag #lamiciziatisalva. Ci fai un trailer: cosa racconta la storia?

E’ la storia di tre ragazzi molto differenti e complessi: sono Lorenzo, Blu e Antonio. Sedicenni come tanti, ma per motivi diversi sono emarginati e lasciati soli. Lorenzo è l’ultimo arrivato, compare a scuola all’inizio del film e colpisce immediatamente per il suo modo di essere e di comportarsi, è lui ad innescare il meccanismo che porterà i protagonisti a stringere un’amicizia che permetterà loro di crescere malgrado il contesto sociale avverso. Il bullismo, l’omofobia, la libertà e le dinamiche di gruppo sono il centro narrativo della storia che, come un documentario, si immerge nel nostro mondo adolescenziale, invitando i ragazzi a non aver paura e cercando di creare un contatto generazionale con gli adulti.

Il bullismo è una piaga sociale viva e dal punto di vista dell’omofobia si è cercato di intervenire anche attraverso una legge (che giace però dormiente in Parlamento) e con gli studi di genere a scuola; qual è la tua esperienza in merito?

Il bullismo è una piaga in tutte le sue sfaccettature ed esiste e muta la sua forma in ogni strato sociale. Io non sono mai stato vittima di bullismo in senso stretto, ma credo che il fenomeno vada approfondito, analizzato, ritarato; l’esclusione, l’abbandono, l’indifferenza, sono atteggiamenti che in apparenza sembrano meno forti di un pestaggio nel bagno della scuola ma molto spesso hanno effetti ancora più devastanti per un adolescente che per definizione sta cercando di capire sé stesso. Infatti se un ragazzo o una ragazza mostra, come naturale inclinazione, degli atteggiamenti che nel contesto sociale che frequenta sono considerati inaccettabili subirà delle conseguenze: dall’atto di bullismo (eclatante e quindi riconoscibile, intercettabile e condannabile), all’esclusione che l’ambiente ostile può praticare nei suoi confronti e che può essere fatale, l’isolamento spinge la vittima a “correggere” il proprio atteggiamento per evitare l’emarginazione, spegnendo quella “fiamma speciale” che la caratterizzava.. e questo è un omicidio.

Sei uno studente, da insider puoi offrire ottimi spunti in materia. Come debelleresti il fenomeno?

Per combattere il bullismo sarebbe importante iniziare a sostituire la paura con la curiosità verso il prossimo e per noi stessi, penso sia questa la via giusta per uno sviluppo libero della persona.

Il tuo personaggio è colorato, suadente, sicuro e trascinante, suggerisce di lasciarsi scivolare le critiche addosso e spesso si rifugia nelle sue fantasie, quanto c’è di Lorenzo in Rimau?

Lorenzo e Rimau sono due mondi differenti. Ammiro moltissimo il personaggio che ho interpretato, ma a differenza di lui sono una persona chiusa ed introversa, preferisco una passeggiata nel bosco alla danza e il discorso argomentato, a costo di apparire noioso, alla battuta pungente. Il carattere consapevole ed espansivo di quel personaggio mi ha lasciato però un forte desiderio di rispondere a tutte le domande che quotidianamente mi volano per la testa, per inseguire la sua sicurezza.

La pellicola ha interessato già alcune scuole invitate a vederlo e discuterne col cast e il regista. Quale mood e reazioni hanno avuto gli studenti coinvolti?

Le reazioni sono state incredibili. I ragazzi vengono alle proiezioni durante l’orario curriculare, ma rimangono con noi anche dopo la fine del film a discutere assieme, interessati e desiderosi di raccontare le proprie esperienze, a volte tanto a lungo da farci cacciare dalle sale che ci ospitano. Credo che questo sia un risultato importante per questo film che è riuscito a raggiungere il suo pubblico. Dall’altra parte con questi incontri con le scuole ho avuto la percezione di quanto siano sentiti e condivisi i temi trattati, mi sono tolto una soddisfazione personale: la mia generazione, spesso pesantemente giudicata da quella precedente, considerata adagiata e arresa, ha dimostrato di avere una voce forte.

Le domande più frequenti riguardavano la sessualità del mio personaggio, ma più delle domande sono stati sempre preponderanti i racconti personali dei ragazzi che in qualche modo sentivano il desiderio di esorcizzare le proprie esperienze parlandone, aprendosi.

Nel film ci sono anche le musiche di Mika, che ha sostenuto il progetto, con il nuovo brano intitolato Hurts. Com’è stato l’incontro col cantante sul set? 

L’incontro con Mika è stato entusiasmante. E’ una persona di un’eleganza incredibile e ho avuto l’impressione che con il suo canto riuscisse a dare forza a miriadi di fragili voci che quotidianamente chiedono soccorso.

 

Leggo che sei stato scelto tra più di duemila ragazzi candidati. E’ il tuo primo ruolo da co-protagonista?

Si, è il mio primo ruolo da co-protagonista e al contempo la mia prima esperienza in assoluto.

Quali sono le tue aspirazioni per il futuro? Hai già nuovi progetti in cantiere?

Il mio obiettivo adesso è la maturità. Gli altri sono ancora nebulosi e da definire.

In bocca al lupo allora per questo incombente traguardo. Tornando dietro le quinte del film, a proposito di back stage, com’è stato il rapporto con il regista e gli altri attori del cast? 

Purtroppo essendo la mia prima esperienza non ho un metro di paragone ma umanamente Ivan Cotroneo è sempre stato molto attento nei miei confronti, ha rispettato moltissimo il mio stato di esordiente assoluto, rivelandosi una persona stupenda con me e in generale sul set. Con Valentina Romani e Leonardo Pazzagli è nata un’amicizia al di fuori della scena. Leonardo in particolare è stato una specie di guida per me, inoltre avendo interessi simili a fine riprese rivedersi è stato spontaneo.

Ci racconti qualche aneddoto da dietro le quinte?

A Udine vivevamo in un albergo, la mia camera era l’unica con il terrazzo e molto spesso a fine riprese io, Leonardo e Valentina ci riunivamo lì ad ascoltare musica, chiacchierare o guardare film. Una notte abbiamo finito molto tardi e ci siamo ritrovati in camera mia a discutere animatamente di una scena, ignoravamo però che Ivan avesse la stanza accanto. Puoi immaginare il terrore sui nostri volti quando i telefoni hanno segnalato contemporaneamente l’arrivo di un messaggio da parte di Ivan: “Ho sentito tutto…”.

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Eheh deve essere un bel colpo di fortuna per un regista avere un feedback spontaneo, appassionato e sincero direttamente dagli attori inconsapevoli di essere ascoltati. Allora buono studio a te e appuntamento al cinema, Agoravox ci sarà.

Grazie e buona visione a voi!

(Casa dell’articolo: AgoraVox Italia)

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La provocazione nell’arte: vi racconto gli artisti che vanno controcorrente…   Leave a comment

Viaggio nel mondo dell’arte più attuale, per smontare la nostra realtà preconfezionata e scoprire assieme ad artisti di rottura che – se la facciata della nostra attualità ci offre l’immagine di un sistema ipocrita, anestetizzato, perbenista e legato a poteri forti – dietro c’è un sottobosco vivo, rivoluzionario, colorato, umano, curioso e coinvolgente.

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I bambini crocifissi da un mondo mostruoso!

Si chiama ”Gli intoccabili” l’ultimo lavoro di Erik Ravelo, un’immagine forte che cattura l’attenzione e riesce a fare riflettere e discutere sta provocando polemiche nelle reti social: si tratta di fotografie di bambini crocifissi da sistemi di controllo sociale che perpetrano violenza nei confronti dei più piccoli. La prima immagine si riferisce alla pedofilia in Vaticano, la seconda immagine si riferisce alla pedofilia nel turismo sessuale, la terza immagine si riferisce alla guerra nel paese della Siria, la quarta immagine si riferisce al traffico di organi sul mercato nero, dove le prime vittime sono i bambini dei paesi più poveri. la quinta immagine si riferisce alle armi libere negli Stati Uniti. E, infine, la sesta immagine si riferisce all’obesità infantile causata da grandi aziende di fast food.

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Baci rubati in chiesa contro l’omofobia

Baci rubati in chiesa. L’artista sivigliano Gonzalo Orquin contro l’intolleranza ha interpretato il tema del “bacio degli sposi” organizzando un flash mob nelle chiese di Roma. “Un atto d’amore per la Santa Romana Chiesa”, afferma l’artista I protagonisti delle immagini sono tutti amici o conoscenti, e gli scatti sono stati presi all’interno delle più decorative chiese barocche romane “spesso di primissima mattina, con le chiese deserte, così da non urtare la sensibilità di nessuno. Comunque nessun parroco si è accorto di nulla e non abbiamo mai avuto problemi”. Gli scatti di Orquìn erano esposti alla mostra Trialogo in corso a Roma ma sono stati oscurati per protesta in seguito alla censura imposta dal Vaticano, in più l’installazione di Mauro Maugliani che ritrae una donna in abito clericale è stata imbrattata da alcuni vandali che in nome della fede da combattimento, armati di bomboletta hanno fatto irruzione all’interno della mostra provocando ingenti danni e mostrando come per la religione non finisce mai il tempo delle inquisizioni. Si può esprimere solidarietà agli artisti compilando il form sul sito della Galleria.

 

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 l'installazione oscurata dei baci gay in chiesa
L'opera di Maugliani imbrattata

L’artista che mostra il nostro lato… interiore

Ne abbiamo parlato qualche tempo fa e da allora le sue mostre continuano a fare il tutto esaurito e raggiungendo l’invidiabile record di 33 milioni di visite. Lo chiamano il dottor morte, l’artista si è servito dei corpi veri di volontari che hanno deciso di contribuire alla conoscenza donandosi alla scienza dopo morti, così da permettere di illustrare con chiarezza il corpo umano come non è mai stato fatto! Un vero e proprio programma di donazione e plastinazione di corpi veri curato dall’Institute for Plastination, che conta circa 13000 donatori registati.

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L’arte on the road di Bansky in un mondo di ombre sui muri metropolitani

Chi è Bansky? E’ uno street artist ma la sua identità è segreta. Di lui si sa che è cresciuto a Bristol e che ha iniziato a creare lì le sue opere di “guerrilla art”, per poi spostarsi a Londra e infine diffonderle anche in tutte le maggiori capitali europee. L’ultima sua opera, realizzata sempre nell’inconfondibile stile stencil, è comparso pochi giorni fa su un muro di Los Angeles: si tratta di un writer che – piegato in due dal dolore e con una bomboletta spray in mano – rigurgita fiori, spiega Repubblica. “Meglio fuori che dentro” è il messaggio con cui ha aggiornato il suo sito internet, mostrando l’ultima provocazione e lasciando intendere che sia una sorta di anteprima di quello che il writer ha in serbo per il mese di ottobre 2013.

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Il graffitismo coloratissimo di Keith Haring

Decisamente più colorata e fumettistica di Bansky ma non meno suggestiva e di rottura è l’arte di Keith Haring, un writer statunitense scomparso nel 1990. È stato uno degli esponenti più singolari del graffitismo di frontiera, i suoi lavori hanno rappresentato la cultura di strada della Grande Mela.

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Ad Istanbul una scalinata arcobaleno

All’amministrazione comunale non era piaciuta l’idea di una scalinata multicolore, ma hanno vinto i cittadini di Istanbul che hanno combattuto a suon di proteste e petizioni: il Comune ha permesso ad un architetto turco di colorare di arcobaleno i 200 scalini che uniscono due quartieri della città. Uno scorcio gradevole da guardare e che ha valenze fortemente simboliche: l’arcobaleno rappresenta l’immagine del pacifismo, una presa di posizione contro la guerra (lo si trova infatti sulle bandiere della pace) e la bandiera rainbow viene utilizzata come simbolo di liberazione dal movimento lgbt. Così la scalinata che era stata ridipinta di grigio dalle autorità è tornata multicolore dopo le proteste degli abitanti.

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Cattelan e la presa in giro del nostro millennio, tutto finanza e religioni!

Quest’opera si intitola “La Nona Ora” ed è forse l’opera più famosa di Maurizio Cattelan. Satira religiosa sotto forma di scultura, realizzata utilizzando lattice, cera, tessuto, con tanto di scarpe di cuoio e pastorale in argento. L’opera raffigura Giovanni Paolo II schiantato a terra, colpito da un enorme meteorite. Esposta per la prima volta alla Royal Accademy di Londra, nel 2001 è stata battuta all’asta per la cifra record di 886.000 dollari. Cattelan è un autore gustosamente satirico che sa trasgredire contro poteri forti e divinità, come uno degli ultimi suoi sberleffi contro il dio denaro, posto dinnanzi Piazza Affari alla Borsa di Milano.

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