Il ritorno de Il Male e le vignette a Servizio Pubblico: ecco la satira di Vauro Senesi   Leave a comment

 

Uno dei vignettistici più geniali e caustici della nostra penisola, storico disegnatore per Il Manifesto, ha ideato il Male con Pino Zac (adesso tornato in edicola) ed è stato direttore del settimanale satirico Boxer. La sua inconfondibile matita si ritrova in vecchi e nuovi periodici satirici come Smemoranda e Linus, e gli storici  Satyricon e Cuore. Le sue vignette a Servizio Pubblico sono un immancabile appuntamento del giovedì sera, per AgoraVox Italia e la facoltà di Scienze della Comunicazione una bella chiacchierata con Vauro Senesi.

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Salve Vauro in questa intervista parliamo naturalmente di satira. Da Il Male degli anni 70 a quello di oggi come hai visto cambiare la satira nel tempo?

Ma, guarda, devo dire che in Italia è veramente cambiato molto poco dagli anni ’70 ad oggi, tant’è che molti di quei personaggi di allora sono ancora tra le palle, per la satira è stato un po’ pesante dover trattare sempre gli stessi temi con gli stessi personaggi e le stesse beghe. Scherzi a parte, le cose sono cambiate eccome: da Il Male degli anni ’70, quando lo fondammo, intanto è cambiato il fatto che a quel tempo eravamo dei ragazzi ed ora siamo dei vecchiotti. La satira di quel periodo era un elemento che tornava da poco in Italia dopo tanto tempo di silenzio, dopo la rottura e il trauma del periodo fascista, quindi aveva un effetto estremamente dirompente. Questo giornale ebbe un successo incredibile, oltre che raffiche di reazioni e polemiche che nemmeno noi ci aspettavamo! Ecco, una cosa che è rimasta costante da quei tempi ad oggi è che la buona satira, quella fatta bene non quella ruffiana, le polemiche continua a suscitarle. Forse addirittura ne suscita più adesso perché, mentre negli anni ’70 c’era il conformismo democristiano (specialmente contro quello noi cercavamo di fare scandalo), adesso c’è una sorta di conformismo forse ancora più invasivo e più invadente. E’ trasversale, attraversa un po’ tutti gli schieramenti, diciamo.

Ecco, tra il potere democristiano, poi quello socialista e quello di adesso com’è cambiato il modo della politica di rapportarsi alla satira? Qual è il potere più urticante?

Il potere è sempre urticante in sé, è difficile dividerlo in categorie. Però avendo attraversato tutti questi periodi con l’occhio analitico del vignettista devo dire che quasi quasi – lo dico a denti stretti – c’è da rimpiangere il potere democristiano! Perché non è che non rubassero, non fossero prepotenti o arroganti, lo erano ma perlomeno non si trattava di un partito di un solo proprietario com’è il PDL di oggi e com’è secondo me pure questo grosso movimento d’opposizione che si chiama 5 Stelle, che sempre il partito di un proprietario a quanto pare è, visto che è di Grillo e Casaleggio anche la proprietà stretta del marchio. C’era nei politici degli anni della DC almeno un minimo di senso dello Stato e anche un minimo di pudore nel rubare, mentre invece dal craxismo in poi – fino alla massima esplosione del berlusconismo – il rubare, la furberia, il fare i propri interessi, la trucidità volgare del potere sono diventati addirittura dei valori della politica o perlomeno così sono stati spacciati.

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Parliamo di dinamiche. Come nascono le idee per le vignette di Servizio Pubblico e che atmosfera si respira negli studi di Michele Santoro?

Come nascano? Bella domanda… non ho la più pallida idea di come nascono le vignette. E’ una minestra fatta di tanti e molteplici ingredienti, ma non c’è una ricetta. Gli ingredienti sono, ovviamente, un’attenzione particolare alle notizie e all’informazione, un’attenzione ancora più particolare agli umori della società e alle persone che ti stanno accanto, una buona dose di adrenalina data dalla paura che, non essendoci una ricetta, c’è il rischio che il minestrone non ti venga. Poi c’è l’ingrediente fondamentale: una sana voglia di prendere per il sedere qualsiasi potere in qualsiasi forma, da quelli piccoli a quelli grandi, dal potere dei potenti a quelli dei piccoli prepotenti, fino a quel desiderio di potere che spesso si annida dentro tutti noi. Mescolando tutte queste cose in genere viene fuori la vignetta, spero che continui così. Io ho una produzione di vignette altissima, da anni, e ho sempre il terrore che mi si chiuda il rubinetto e non mi venga nessuna idea. Per ora, toccandosi i cosiddetti, non è accaduto. Certo, alcune possono essere migliori altre peggiori ma questo accade perché non è un mestiere tecnico: non si fa come un manuale ma più come una vocazione, non intendo quella dei preti ma più quella della “Bocca di Rosa” di De Andrè, che non lo faceva per denaro, lo faceva per piacere!

Parlavamo di polemiche, nella lunga carriera di vignettista hai subìto mai una censura o ti sei mai addossato un’autocensura?

E’ una domanda intelligente, di tentativi di censura ne ho subite una caterva dalle più disparate parti politiche. Ma la censura funziona se uno l’accetta, io non ho mai accettato di essere censurato. Poi se censurano il vignettista in quanto persona perché lo licenziano o lo allontanano questo è un altro discorso. La forma peggiore di censura, quella che continuo a ritenere un vero nemico, è l’autocensura. Non me la sono mai imposta sinceramente e quando ne ho avuto la tentazione l’ho sempre evitata.

L’Italia ha periodicamente dei rigurgiti fascisti: la discesa in campo di Casapound, l’attacchinaggio selvaggio a Roma di Forza Nuova, le frasi omofobe con la croce celtica sul muro di un liceo contro un quindicenne gay eletto come rappresentante di istituto. Satiricamente è possibile affrontare qualcosa di così allarmante come il razzismo, l’omofobia, il fascismo?

Assolutamente sì, satiricamente è possibile affrontare tutto! La satira si rivolge proprio contro le prepotenze, dovrebbero farlo anche la politica e la cultura perché poi in Italia c’è una peculiarità da non sottovalutare: a chi dice che destra e sinistra sono ferri vecchi e bisogna guardare in avanti io ricordo che è stata l’Italia ad inventare il fascismo, questa è una responsabilità politica e morale nei confronti di tutto il mondo. Non ci possiamo permettere di perdere la memoria storica proprio perché quando questa memoria viene smarrita il fascismo riemerge in tutti i suoi aspetti, specialmente in un paese come il nostro che in qualche misura ce lo ha nel dna: se guardi anche al di là degli eventi che mi hai citato tu che sono quelli più macroscopici c’è una costante e ciclica ricerca del capo, la persona carismatica a cui affidare anima e core e delegare la soluzione a qualsiasi problema è una costante che si è anche aggravata negli ultimi vent’anni nel quadro politico e sociale italiano. Pensa ad un partito del capo com’è il partito di Berlusconi e dall’altra parte un movimento che però, essendo pure giovane e volendo essere innovativo, si riconosce comunque in modo quasi totalmente acritico e suddito in un capo che è stavolta Grillo.

Parlando di “capo”, fede assoluta e sudditanza acritica vengono subito in mente Chiesa e Vaticano. Che rapporto ha la satira col potere clericale?

E’ un rapporto fantastico, la satira sulla Chiesa poi in Italia parte vigorosa già dalla metà del ‘900, ma anche prima: dai primi anni del ‘900, i disegnatori si sono sempre cimentati nello sbeffeggiare il Vaticano e il potere dei preti, dei cardinali, dei vescovi e dei papi. Anche perché quella è la forma più palese e pletorica di potere, un potere che loro sostengono sia addirittura di istigazione divina. Poi li ha copiati Berlusconi ma quello è un altro discorso… E’ un potere quello clericale basato sul dogma e qualsiasi forma di dogmatismo invita a nozze la presa per il sedere. In fondo la satira è questo: una presa per il sedere!

Dove trovare le tue vignette, hai un archivio on-line?

Certo, le raccolgo sul sito vauro.globalist.it

Grazie, Vauro, ci si rivede a Servizio Pubblico.

A presto e in bocca al lupo per la tua tesi sulla satira!

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