il nuovo presidente della regione: storia di Raffaele Lombardo   1 comment

Ecco una segnalazione davvero interessante. me la manda Gianluca Ricupati, collaboratore di Telejato (www.telejato.it) emittente di controinformazione, e racconta la storia del nuovo presidente della regione Sicilia Raffaele Lombardo. Un uomo che ha un passato ancora più torbido di Salvatore "Totò" Cuffaro, ex presidente della regione condannato a 5 anni per mafia e adesso eletto al senato con tanto di immunità. Come a dire che i siciliani vogliono toccare il fondo e quando arriveranno al fondo cominceranno anche a scavare!
 

GLI SCHELETRI NELL’ARMADIO

DI RAFFAELE LOMBARDO

Dalla padella alla brace

 

  Raffaele Lombardo, occhi di ghiaccio, carattere forte e freddo, espressione impassibile, risposte secche e sicure. Salvatore Cuffaro, viso sprizzante di gioia, coppola siciliana, baci e abbracci per tutti e come asso nella manica un bel vassoio di cannoli siculi. Due caratteri opposti. Due corpi completamente diversi. Ma le strade dei due convergono in molti punti. Stessa scuola democristiana e stesso padrino: l’ex ministro Lillo Mannino della Dc arrestato per concorso in associazione mafiosa nel 1995 e tuttora sotto processo. Tutti e due con una fedina penale che di pulito tiene veramente poco: Totò ha festeggiato per aver schivato l’aggravante mafiosa, contento della sua condanna a 5 anni, don Raffaele, invece, ha avuto l’onore di essere stato arrestato per ben due volte. U’ ziu Vasa Vasa, capolista nella lista UDC al senato, sarà certamente il primo rappresentante siciliano, Lombardo gode del favore di tutti i sondaggi regionali. E così, dato che 2+2 fa 4, il ragionamento ci porta  a pensare che siano andate al diavolo tutte le questioni etiche di una società in crisi e che a candidarsi possa essere soltanto chi abbia sulle spalle almeno un’inquisizione. Nessun problema, non preoccupatevi. Basta che vi rechiate nell’ufficio politico dell’ex presidente della Provincia catanese, vi mettiate in fila al tavolo dei favori, prendiate un appuntamento e parliate col capo dei capi. Posti di lavoro in qualsiasi campo, d’altronde le mani di Raffaele sono sopra tutto: controllo sulle società che gestiscono le risorse idriche e la raccolta dei rifiuti (le famose Ato), sulla sanità catanese, su cooperative, sulla società che gestisce l’aeroporto di Catania. Finché si tratti della bontà di un uomo, tutto da apprezzare. Peccato però che i concorsi pubblici (fittizi?) siano banditi soltanto in prossimità delle elezioni, e così anche le promozioni nelle ASL e negli altri enti pubblici da lui controllati. E se aggiungiamo anche che nel 1992 Lombardo fu arrestato per abuso d’ufficio, perché la sua segreteria politica avrebbe dato qualche piccolo consiglio ad alcuni candidati di un concorso della asl, come la mettiamo? La guardia di finanza trovò gli elaborati “taroccati”, Lombardo fu condannato ad un anno e mezzo in primo grado. Qualcuno dirà: in seguito fu assolto. Ma se ultimamente chi rivela informazioni a personaggi mafiosi non aiuta direttamente la mafia, allora tutto è possibile. Non pensate?! E se continuiamo dicendo che nel 1994 tornò in carcere, dopo che il presidente dell’Inter Ernesto Pellegrini rivelò di avere versato ad un comitato di politici, tra i quali lui era in prima fila, cinque miliardi di lire, che ne pensate? Obiettivo: aggiudicarsi l’appalto della mensa di un ospedale di Catania. Lombardo venne accusato di corruzione, ma i giudici considerarono quei soldi un regalo e il reato alla fine venne dichiarato prescritto. Certo, perché ognuno di noi la mattina si sveglia e arriva qualcuno a mettergli nelle tasche miliardi e miliardi, no? La risposta a queste domande è già negli occhi di chi sta leggendo. A questo punto della storia però le strade dell’uomo caduto in disgrazia e del possibile suo erede divergono su direzioni opposte: se da una parte Cuffaro aveva promesso di abbandonare la politica ed invece ce lo ritroveremo subito sulla poltrona del senato con tanto di immunità, Lombardo 14 anni fa s’inabissò in un stato di silenzio profondo. Scomparì per anni dalla scena pubblica, giusto il tempo di far dimenticare alla gente la propria infelice storia di accuse e processi. Poi, come la mitica fenice, risorse dalle proprie ceneri all’alba del nuovo millennio: da vicesindaco di Catania al ruolo finale di Presidente della Provincia, passando per tanti altri incarichi. E nessuno sembra ricordare il suo passato. Obiettivo raggiunto dunque e l’epilogo è quello che tutti conoscete. Non si tratta di politica partitica: ma di una questione etica e morale, soprattutto dopo 7 anni di potere nelle mani di un condannato per favoreggiamento. La domanda che mi ponevo prima delle regionali era: “vogliamo che le ultime gocce d’inchiostro segnino una svolta di liberazione da una rappresentanza clientelare a capo della regione? Oppure che la politica continui a presentarci alla nazione, al mondo come un territorio che per ben tre volte ricade nello stesso errore e che quindi ama una politica sporca?”. La risposta adesso ce l’abbiamo ed è inquietante.

Gianluca Ricupati

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Pubblicato 21 aprile 2008 da fabiobarbera in Senza categoria

Una risposta a “il nuovo presidente della regione: storia di Raffaele Lombardo

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  1. LA POLITICA E L’ESERCIZIO DI GOVERNO NELL’INTERESSE DELLA COLLETTIVITA’
    La questione morale non sembra interessare la classe politica siciliana.
    Eppure è normale credere che in una società sana solo persone dotate di un alto senso della moralità, oltre che di specifiche capacità, possono servire il bene comune.
    Invece chi ricopre incarichi istituzionali sembra agire senza l’attitudine a comprendere i problemi della società e molto spesso agisce fuori dall’etica e dall’onesta’.
    Il soggetto politico sembra perseguire un interesse personale, quello cioè di portare avanti la sua carriera politica intesa come “un lavoro”.
    L’attività politica non appare percepita come un impegno ulteriore, oltre la propria attività lavorativa, ma come l’opportunità di migliorare la propria condizione economica e sociale.
    E così accade che il politico è attratto dalla logica degli affari e dello scambio dei favori, piuttosto che amministrare per il bene comune.
    In tal modo la politica non risolve i problemi della collettività e provoca un danno grave alla società che si disgrega e perde la bussola.
    Noi non vogliamo che chi ci rappresenta abbia dei procedimenti penali pendenti, sia sottoposto ad indagini o faccia uso di droghe.
    Noi non vogliamo che chi ci rappresenta abbia a che fare con logiche affaristico-clientelari.
    La politica non è un lavoro ma un impegno nell’interesse della collettività.

    avvocati coraggiosi

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