il duro baccio della legge   Leave a comment

 
Quando la “giustizia” diventa “ingiustizia”
 

 

Cosa succede quando a sbagliare è il duro braccio della giustizia? Risse, manganellate, irruzioni violente fino al tragico colpo di pistola! In questo articolo, partendo proprio dal colpo di pistola che ieri ha fatto perdere la vita ad un tifoso laziale, vi racconto alcuni inquietanti aneddoti che hanno come protagonisti componenti delle forze dell’ordine italiane, per tentare di mostrare il risvolto grottesco che prende vita quando un uomo in divisa decide di abusare del proprio potere.

 “Mio figlio, di ritorno da un concerto, camminava presso la zona dell’Ippodromo, a Ferrara! Tre poliziotti in divisa lo hanno accerchiato e picchiato fino ad ucciderlo. Il dolore è tanto e ancora oggi mi chiedo: perché quella violenza immotivata su un inerme diciottenne che passeggia per strada?” La mamma di Federico Aldrovandi, morto per un pestaggio da parte della polizia.

“È inutile che fai così, ho dieci persone che possono testimoniare che io non ti ho colpito” Tutore dell’ordine verso un inviato di Striscia dopo averlo pestato

“Ditegli che non si possono buttare così addosso alla gente, che poi non si può dire niente… Non posso nemmeno dare una notizia del genere”. Una giornalista dopo il pestaggio di un cameraman da parte della polizia

 “Il Carabiniere alla guida […] è passato col rosso e mi ha investito senza pensarci su due volte, […] la loro auto non si era annunciata né con sirene, né col clacson, né tantomeno con luci o altri segnali luminosi. Hanno acceso il tutto qualche istante prima dell’impatto e ci sono testimoni che lo possono provare davanti al giudice” Ragazza investita da un Carabiniere a Castellammare del Golfo

I virgolettati che avete letto qua su non sono opere di fantasia, ma fatti realmente accaduti nel nostro stivale e che vi presentano un quadro piuttosto inquietante di come, a volte, a sbagliare è il duro braccio della giustizia. Poche ore fa apprendo che un tifoso ventiseienne è stato raggiunto da un colpo di pistola esploso da un poliziotto. Il giovane si trovava in auto in un autogrill dove era scoppiata una rissa tra tifoserie e lì ha trovato la morte per mano di un poliziotto che, per sedare la rissa, ha pensato bene di sparare. Il proiettile ha infranto il lunotto posteriore dell’auto su cui viaggiava Gabriele Sandri colpendolo mortalmente al collo. Triste epilogo, ma più triste è il caso di Federico Aldrovandi che, di certo, non si trovava coinvolto in una rissa, né ha dato motivo agli agenti di pestarlo a morte! Il diciottenne era di ritorno verso casa, proveniva da un concerto e stava passeggiando, stanco e soddisfatto per la bella serata nella zona dell’Ippodromo, a Ferrara. Non si sa perché è successo ma è successo: alcuni poliziotti in divisa lo hanno raggiunto e picchiato a morte! I genitori distrutti dal dolore ancora non si capacitano della cosa e chiedono giustizia! Una segnalazione particolare arriva, invece, dalle nostre parti: a Castellammare del Golfo una volante dei Carabinieri proveniente da San Vito e di ritorno ad Alcamo passa con il rosso e investe una ragazza provocandoli traumi non commotivi, una frattura e un forte spavento, il conducente dichiara di avere avuto le sirene accese e addebita tutta la colpa dell’accaduto alla “vittima”. Jenny Bucchieri, la ragazza investita ci racconta l’accaduto: “…Mi trovavo a percorrere con la mia auto la strada che da via Segesta si interseca in via Leonardo Da Vinci, dove c’è la Chiesa di San Paolo. Per passare da lì c’è un semaforo che era verde, così ho attraversato  e proprio in pieno incrocio mi è venuta addosso una macchina dei Carabinieri. Col forte impatto e il contraccolpo la mia auto è stata trascinata per diversi metri, arrestandosi accanto al muro del panificio. Ho riportato una frattura della rotula destra e un trauma cranico non commotivo, per non parlare del forte spavento che mi sono presa. E’ stato uno shock. Il Carabiniere alla guida, che era accompagnato da un collega, mi ha investito senza pensarci su due volte, perché sulla strada non ci sono tracce di frenata improvvisa e la loro auto non si era annunciata né con sirene, né col clacson, né tantomeno con luci o altri segnali luminosi. Hanno acceso il tutto qualche istante prima dell’impatto e ci sono testimoni che lo possono provare davanti al giudice. Tra l’altro, visto che io avevo il semaforo verde, era segno che dal loro lato c’era il rosso". Anche la stampa si è trovata spesso dileggiata e bloccata dall’ordine costituito. Diversi aneddoti raccontano come alcuni tutori dell’ordine abbiano pestato uomini armati solo di telecamere, macchina fotografica o microfono. Un avvenimento che rimarrà sicuramente nella storia riguarda Stefano Salvi, l’ex vice Gabibbo di Striscia la notizia. Durante una sua visita a casa di D’Alema (casa popolare occupata indebitamente dall’allora presidente del consiglio), la polizia fece uscire “gentilmente” Salvi da una vetrata che si spaccò rompendogli la mano. In più gli sequestrarono la cassetta con il filmato che attestava la situazione. Ma il cameraman tenne la telecamera e il microfono di Salvi accesi, riuscendo a registrare una affermazione del poliziotto che lo aveva scaraventato fuori che ha del drammatico: “Non gridare, stai zitto. E’ inutile che fai così, ho dieci persone che possono testimoniare che io non ti ho colpito”. Peccato che quei dieci testimoni non erano presenti durante il fatto. Insomma, state attenti, se cadete in una colluttazione con un componente delle forze dell’ordine, avrete sempre dieci persone che potranno testimoniare contro di voi. Durante il G8 un giornalista ha voluto raccontare le giornate di protesta, dormendo come gli altri dove capita. Lo hanno massacrato! Indimenticabili gli scontri tra forze dell’ordine e i Cobas del latte, ricordate? I Cobas, stanchi delle costrittive quote latte, decisero di protestare spargendo sulle strade del letame! I nuclei anti sommossa decisero di sedare la situazione, assalendo anche fotografi e cameraman della Rai e spaccando una telecamera rea di stare documentando l’ondata di violenza, su quel caso allora ci fu un religioso silenzio da parte della stessa stampa, perché sarebbe stato considerato perlomeno “increscioso” che un servizio pubblico, quali sono le forze dell’ordine, attaccasse in modo del tutto gratuito un altro servizio pubblico, qual è la Rai. Tempo fa, durante un incontro di Forza Nuova (come per qualunque altro incontro di Forza Nuova, ndr) la tensione era alle stelle ma un paio di celerini pensarono bene di sferrare manganellate anche ad un operatore, che si ritrovò con cinque costole rotte, una ferita alla testa e una frattura alla mano. Il nervosismo degli agenti del reparto mobile era tanto e, visto lo stato in cui era ridotto il cameraman, i responsabili delle forze dell’ordine sembravano smarriti. Nella confusione qualcuno di loro diceva che il free lance era solo scivolato. L’inviata di un Tg urlava terrorizzata a qualcuno nel telefonino: “Ditegli che non si possono buttare così addosso alla gente, che poi non si può dire niente… Non posso nemmeno dare la notizia”. Già, perché dare una notizia del genere vuol dire creare un terremoto. Interverrebbero associazioni dei lavoratori, l’ordine dei giornalisti, sindacati. Sarebbe crisi. Ma noi, ormai da parecchio tempo, siamo diventati un Paese in controtendenza, un Paese dove ci si indigna solo per un plastico della villetta di Cogne!

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Pubblicato 12 novembre 2007 da fabiobarbera in Senza categoria

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