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Amnesty International: quel lavoro per la difesa della libertà e dei diritti umani che va raccontato Leave a comment
Un incontro interessante accaduto presso il Palazzo dei Gruppi Parlamentari in tema di diritti e democrazia (con la proiezione del film “The Lady”, dedicato alla vita del premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi, attivista politica in Birmania dove ancora oggi si impone una dittatura) ci ha dato l’occasione per incontrare i rappresentanti di Amnesty International e con loro parlare dell’attività della fondazione e della sempre crescente esigenza di democraticizzazione e libertà. Ne parliamo proprio con Christine Weise, presidente di Amnesty International Italia.
Salve Christine, benvenuta sulla rivista di Radio Alcamo Centrale. Cogliamo l’occasione di questa iniziativa per parlare delle attività che vi riguardano e che meritano di essere conosciute e supportate. Partiamo da zero, anche se la vostra realtà è ben conosciuta, cos’è Amnesty International e di cosa si occupa?
Amnesty International è un movimento di donne e uomini che in tutto il mondo si attivano per difendere i diritti umani; Amnesty è stata fondata 50 anni fa da un gruppo di cittadini di vari paesi che avevano capito che la società civile poteva svolgere un compito molto importante nel ricordare ai governi le loro responsabilità e da allora svolge ricerche sulle violazioni dei diritti umani e denuncia pubblicamente imisfatti che governi irresponsabili vorrebbero tenere segreti. Le ricerche e le campagne di Amnesty International sono autofinanziate, tramite le quote di iscrizione di socie e soci e tramite donazioni di privati, per garantire l’imparzialità dell’organizzazione rispetto ai finanziamenti statali da cui molte altre organizzazioni dipendono. Le campagne più note sono quelle contro la pena di morte e contro la tortura, insieme a quelle contro la discriminazione e contro la violenza sulle donne. Particolarmente interessante è anche la campagna “Io pretendo dignità” che prende di mira quelle violazioni dei diritti umani che sono insieme causa e conseguenza della povertà; nell’ambito di quella campagna ci rivolgiamo non solo ai governi ma anche alle multinazionali che sono coinvolte nelle violazioni dei diritti umani dei più poveri, in particolare nelle zone ricche di risorse naturali.
Quali sono le azioni concrete che può fare il lettore di AgoraVox per contribuire al lavoro di Amnesty International?
Ogni lettrice e ogni lettore può fare moltissimo, ed è estremamente facile. Il primo passo è quello di andare sul nostro sito (www.amnesty.it) per firmare le nostre azioni urgenti. Sono petizioni che hanno salvato la vita a tantissime persone, portando i casi di violazioni nascoste a conoscenza di un ampio pubblico. Un secondo passo è quello di utilizzare le informazioni che pubblichiamo di continuo per imparare di più sui diritti umani: solo cittadini informati possono far valere i propri diritti e quelli degli altri. Offriamo diversi percorsi didattici che possono essere utilizzati nelle scuole, i materiali sono disponibili sul sito gratuitamente. Chi sceglie di diventare un vero e proprio attivista per i diritti umani può aggregarsi ad uno dei tanti gruppi locali che organizzano raccolte di firme ed eventi in tutt’Italia, oppure può fondare un gruppo direttamente nel posto dove abita. Ovviamente si può contribuire anche donando il 5 per mille oppure scegliendo di iscriversi ad Amnesty con la domiciliazione bancaria, donando un piccolo importo ogni mese. La Sezione italiana contribuisce come tutte le altre sezioni nazionali a finanziare le numerosissime ricerche di Amnesty International e ha bisogno del contributo di tutti per poter organizzare le campagne in Italia. Non potendo contare su finanziamenti governativi, per Amnesty il contributo economico delle singole persone diventa fondamentale.
Oltre ad un sostegno monetario si possono supportare gli appelli che hanno lo scopo di far pressione sulle dittature per la tutela dei diritti umani e la liberazione di quegli individui a cui è stata tolta la libertà semplicemente per averla chiesta. Qualche altro esempio oltre quelli già elencati?
Ogni giorno, sul nostro sito, pubblichiamo le buone notizie rispetto a persone liberate grazie alla pressione di Amnesty e dei suoi simpatizzanti. Come potrete vedere cliccando qui: http://www.amnesty.it/archivio-tutte-buone-notizie.html, le buone notizie riguardano condanne a morte commutate ed esecuzioni fermate, prigionieri liberati in paesi come Siria, Sudan, Messico, e Myanmar…
Sono efficaci gli appelli firmati attraverso i moduli che si trovano sul sito di Amnesty? Il dubbio che può venire è: “Una dittatura ne tiene conto?”.
Di una singola lettera, la dittatura probabilmente non tiene conto: un individuo da solo riesce a fare ben poco contro il potere. Se però si uniscono le forze i risultati arrivano: organizzandosi in gruppi, gli esseri umani sono riusciti a fare grandi cose. Se a favore di un prigioniero sconosciuto invece di una arrivano mille richieste di liberazione da tutto il mondo, quel prigioniero non è più sconosciuto. E visto che anche le dittature più atroci cercano di apparire rispettabili, le nostre azioni hanno il potere di mettere in imbarazzo il potere di fronte alla diplomazia internazionale. Questa “pubblicità” alla quale possono contribuire tutti, nel caso di Amnesty International è affiancata a un continuo lavoro di lobby su governi e istituzioni internazionali, come il Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU, portato avanti dai nostri esperti e ricercatori. Quindi: ognuno, nel suo piccolo, con Amnesty ha la possibilità di fare la sua parte, con carta e penna oppure al computer. Lavorando all’interno di uno dei nostri gruppi locali, si può trovare anche il piacere di stare con persone che si impegnano per gli stessi ideali e sentirsi meno soli nell‘impegno concreto per i diritti umani.
Parliamo dell’attivista Aung San Suu Kyi: di lei si può approfondire il travagliato ed interessante percorso umano attraverso il film “The Lady” di Luc Besson. La sua vicenda – ancora in corso – è costellata di soprusi subìti e tanto coraggio: una donna apparentemente fragile ma straordinariamente tenace che ha speso la sua vita per il ritorno del Paese alla democrazia: ha saputo conciliare fermezza e prudenza, ha rifiutato l’ipotesi dell’opposizione violenta, ha ricevuto un premio Nobel per la pace. Vuole raccontarci in un simbolico trailer questo spaccato di vita reale? Amnesty International ha contribuito alla sua sicurezza in un posto dove le proteste di studenti e dei monaci tibetani viene repressa violentemente!
Ricordo le azioni di Amnesty International sulla Birmania della fine degli anni ‘80, quando il paese cambiò il suo nome in “Myanmar” e quando, da giovane attivista del gruppo Amnesty di Bologna, imparai le cose terribili che stavano succedendo in quel posto. Ricordo in particolare di aver doppiato un video che mostrava ragazzi giovani, catturati dai soldati e costretti ai lavori forzati come portatori dell’esercito che terrorizzava le popolazioni rurali con una ferocia inaudita. Aung San Suu Kyi era ancora poco nota, scrivevamo lettere per chiedere la sua liberazione e la felicità fu grande quando le assegnarono il Premio Nobel per la Pace.
Parte degli ultimi 23 anni questa donna coraggiosa e profondamente pacifista li ha passati agli arresti domiciliari, tenuta in vita da un’attenzione continua dell’opinione pubblica mondiale e dalla venerazione che il popolo birmano aveva avuto per suo padre e che spaventava persino il regime militare al potere. Ora questo regime è diventato “civile” – sono le stesse persone, che hanno abbandonato le divise, e pare si stia aprendo al mondo. L’Unione Europea in questi giorni ha deciso di togliere le sanzioni (tranne quelle, per fortuna, sulla vendita di armi): l’elezione di Aung San Suu Kyi al parlamento (nelle elezioni suppletive) e il rilascio di centinaia di prigionieri politici ha avuto l’effetto desiderato. Ma non dimentichiamo che alle elezioni principali, il partito di Aung San Suu Kyi aveva rifiutato di partecipare perché le condizioni erano state inaccettabili e che tuttora permangono forti restrizioni della libertà di associazione e di espressione. Speriamo quindi che l’Europa non dimentichi i diritti umani in Myanmar e che sostenga in maniera concreta la lotta di Aung San Suu Kyi per una Birmania libera, democratica e rispettosa dei diritti umani.
Suona simbolico la scelta della location di proiezione, consumata ieri presso l’Aula dei Gruppi Parlamentari al Palazzo dei Gruppi Parlamentari. L’Italia è attiva sul processo di democraticizzazione della Birmania?
Auspichiamo che il governo italiano faccia un lavoro efficace di diplomazia, come anche tutti gli altri governi di paesi democratici, che nelle loro costituzioni e nelle convenzioni internazionali si sono impegnati al rispetto e alla tutela dei diritti umani. Purtroppo, spesso nei rapporti diplomatici, sono altri i temi prioritari, in particolare in periodi di crisi economica. È importante che le richieste di Amnesty International al governo italiano siano sostenute da sempre più cittadini e mezzi di informazione. Questo vale in particolare per paesi su cui l’Italia può vantare una forte influenza, per ragioni di vicinanza geografica e per ragioni storiche. Ritengo che la responsabilità dell’Italia sia proporzionale all’influenza che realmente può avere su un paese; attualmente stiamo chiedendo al governo di agire maggiormente per i diritti umani in Libia. Poi, oltre ai rapporti bilaterali che può avere, anche con la Birmania, dove è importante promuovere il rispetto dei diritti umani, l’Italia, come importante attore europeo, dovrebbe farsi promotoredei diritti umani nei rapporti tra Unione Europea e il resto del mondo. È chiaro che un passo importante è anche quello di rispettare le sentenze della Corte Europea per i Diritti Umani di Strasburgo che ha più volte condannato l’Italia, recentemente per i respingimenti sul Mediterraneo. Apprezziamo il fatto che il governo abbia espresso l’intenzione di rispettare questa recente sentenza e speriamo che sappia far seguire i fatti alle parole.
Intanto nella nostra penisola si consuma l’anniversario dei fatti di Genova e al cinema un film intitolato “Diaz” racconta le violenze inflitte dalle forze dell’ordine su chi ha protestato. Dopo undici anni dal G8 di Genova, Amnesty International continua a chiedere all’Italia di introdurre il reato di tortura, gli strumenti per prevenire e punire gli abusi di funzionari e agenti delle forze di polizia e le misure per identificare gli agenti impegnati in operazioni di ordine pubblico. Ci sono dei passi avanti in materia?
Per ora no. Si tratta di una delle nostre richieste più importanti e pressanti. L’Italia, con la ratifica della Convenzione sulla Tortura degli anni ’80 si era presa un impegno ben preciso, che continua a non onorare. È importantissimo che l’opinione pubblica si mobiliti su questo tema che, per troppo tempo, è stato ignorato dalla maggioranza dei parlamentari e dai governi passati. A questo proposito invito ogni lettore e lettrice di firmare il nostro appello: http://www.amnesty.it/italia_polizia_operazione_trasparenza.
Oltre al sito ufficiale, siete rintracciabili anche sui social network?
Certamente, ci trovate su Facebook e ci potete seguire su Twitter. A fine maggio si svolgeranno le nostre Giornate dell’Attivismo che potranno essere una prima occasione di avvicinarsi ad un gruppo locale per partecipare a un’azione pubblica.
Tra l’altro quest’anno Amnesty compie 50 anni, sarà una buona occasione per incontrarsi. Grazie per la collaborazione da parte di tutta la redazione di AgoraVox.
Grazie a voi, a presto…
Nella foto: Christine Weise,
la presidente di Amnesty International Italia che ha risposto alle nostre domande
Il 17 maggio è la giornata mondiale contro l’omofobia ne parliamo con l’onorevole Anna Paola Concia Leave a comment
Mentre il 17 maggio si svolgerà l’ottava giornata mondiale contro l’omofobia – evento realizzato per la prima volta nel 2005 per iniziativa del curatore del “Dictionnaire de l’Homophobie” – l’Italia si trova ancora in un vuoto legislativo per quanto riguarda la creazione di norme contro il reato di omofobia e sul riconoscimento dello stato di famiglia da parte di coppie di fatto o dello stesso sesso. Ne parliamo con chi in parlamento si batte per questo e molto altro ancora.
Salve onorevole, iniziamo questa intervista partendo da una data: il 17 maggio sarà la giornata internazionale contro l’omofobia, lei che monitora quotidianamente le notizie relative a casi di discriminazione, che fotografia ci offre dell’Italia del 2012? E’ un po’ più tollerante?
Quello che posso dire è che malgrado il lungo lavoro fatto in Commissione Giustizia, i molti casi di violenza omofoba e transfoba denunciati, la pressione fatta dalle associazioni lgbt e da importanti esponenti della società civile, il Parlamento italiano si ostina a non voler approvare una legge di civiltà che tutta l’Europa ha già fatto da molti anni. Non è una questione di tolleranza, ma di civiltà di un paese.
Quante segnalazioni riceve periodicamente? Ce ne racconta qualcuna?
Ogni giorno ricevo mail di ragazze e ragazzi che denunciano casi più o meno gravi di violenza omofoba. Spesso molti di questi casi non arrivano sui giornali perché c’è una forte reticenza a denunciare, come se questi ragazzi si sentissero in colpa. Ecco a cosa servirebbe una legge: a creare quegli anticorpi sociali contro l’intolleranza, per non far sentire più solo nessuna vittima di violenza omofoba e soprattutto dargli il coraggio di denunciare.
Il 23 maggio scorso si sarebbe dovuta votare una legge contro l’omofobia proposta proprio da lei. Ma il testo si è arroccato in parlamento, mantenendo così il vuoto legislativo in materia. Perché una legge che regoli i reati di omofobia (spesso responsabili di suicidi, violenze, bullismo e morti) fa così tanta paura?
Perché il parlamento italiano è mostruosamente incapace di stare in contatto con la gente comune, con le persone che lavorano, con i giovani. Mentre la società italiana va avanti e progredisce, la nostra classe dirigente è rimasta immobile, ferma a trent’anni fa, incapace di capire i mutamenti in atto. Concedere diritti e tutele giuridiche agli omosessuali fa ancora paura a una parte dei miei colleghi. In questo le gerarchie vaticane – è inutile negarlo – hanno avuto un forte ruolo di pressione, ma è colpa della politica, della sua scarsa autonomia decisionale.
Ecco, un grosso incentivo al conservatorismo sembra provenire proprio dalla Chiesa Cattolica e dai suoi sostenitori. Lo psichiatra cattolico Francesco Bruno, ad esempio, dalle pagine di Pontifex esterna: “L’Organizzazione mondiale della sanità ha deciso che non si debba parlare di malattia, a proposito dell’omosessualità, e sappiamo con quali criteri ha scelto. Io rimango della mia idea e le denunce dei gay non mi fanno paura. L’omosessualità è anormale”. C’è la tendenza nel mondo cattolico a proporsi come palestre istituzionalizzate di intolleranza?
Purtroppo Bruno si pone al di fuori di quello che dicono trent’anni di studi psico-sociali, i pareri dell’Organizzazione Mondiale della sanità, degli ordini degli psicologi e degli psichiatri internazionali. Ora, o l’intera comunità scientifica è fatta di imbecilli e il professore Bruno è l’unico intelligente, oppure siamo di fronte ad un uomo irresponsabile che semina intolleranza e parla a vanvera. Non è un caso che scelga un sito estremista come Pontifex per fare le sue esternazioni, di certo in altri mezzi di informazione cattolici moderati non avrebbe avuto lo stesso spazio.
Approposito, dalla pagina facebook di Paolo Patanè (il presidente di Arcigay) si legge: “Dal Cile Bertone ritorna ad accostare l’omosessualità alla pedofilia, mentre in Italia il cardinale Scola da una parte dice che la chiesa deve parlare di famiglia, perché su questi temi non si può essere neutrali, e da un’altra dice che però i Comuni non debbono occuparsene perché non li riguarda. Tutto ridicolo e grottesco? Forse …però proprio in Cile un ragazzo gay è stato martirizzato in sei ore d’inferno… e quelle parole di Bertone mi appaiono per questo ancora più ignobili e crudeli”. Si può ancora morire per differenze di genere e differenze sessuali?
Le differenze di genere riguardano le donne, perché il genere sessuale non ha nulla a che fare con l’orientamento sessuale. Comunque come dimostra la cronaca recente si può morire sia a causa delle differenze di genere, basta pensare ai tanti casi di omicidi di donne, sia in ragione dell’orientamento sessuale. Il caso del ragazzo gay cileno mi ha colpito molto, vorrei che coloro che dicono che un’emergenza omofobia non esiste pensassero a quella madre che ha visto morire il proprio figlio pestato a sangue perché omosessuale.
Per contro la Cassazione ha riconosciuto il diritto alle coppie di qualunque orientamento di essere riconosciute come famiglia e l’Europa chiede di abbattere quelle disparità che in materia generano un deficit democratico. Suona differente dai categorici “NO” delle italiche rappresentanze partitiche?
L’Europa prima, la Corte Costituzionale e la Cortedi Cassazione ci hanno detto chiaramente che il parlamento deve fare una legge per riconoscere diritti certi alle coppie omosessuali. Diritti che riguardano la vita familiare. Adesso è il compito della politica assumersi la responsabilità di legiferare. Il gruppo del PD, per questo, ha chiesto e ottenuto di iniziare la discussione delle proposte di legge in commissione Giustizia. Non si può più rimandare questo appuntamento con la storia
Il 2013 sarà anche l’anno delle elezioni politiche. E’ psicologicamente pronta ad affrontarle?
Io sono una combattente, faccio politica perché voglio cambiare questo paese, renderlo più civile, più moderno e più europeo. Non mi spaventa la sfida elettorale, anzi.
Dove trovarla sul web?
Sono sia su Twitter che su FB ed ho anche un blog www.paolaconcia.it. Inoltre rispondo personalmente a tutte le mail e i messaggi che mi inviano.
L’appuntamento con lei è in libreria con la biografia intitolata “La vera storia dei miei capelli bianchi”, Altre iniziative che la riguardano e che vuole condividere con i nostri lettori?
Abbiamo da poco iniziato la discussione parlamentare per fare una buona legge sulle unioni gay. Aspetto al varco il Governo Monti. Se è vero che il governo più filoeruopeista della storia repubblicana lo dimostri riportando in Europa l’Italia anche sul piano dei diritti civili. Se ciò non dovesse accadere mi aspetto dal mio partito che si presenti alle prossime elezioni con una proposta seria, avanzata e credibile sui diritti civili.
Sonia Alfano è il nuovo presidente della Commissione Antimafia Europea Leave a comment
L’europarlamentare Sonia Alfano – figlia del giornalista ucciso da Cosa Nostra - è stata eletta a Strasburgo Presidente della Commissione Antimafia Europea (CRIM). Guiderà così l’organismo appena istituito e al Corriere dichiara: «Li staneremo, anche fra i colletti bianchi».
La nomina è avvenuta durante la seduta costitutiva del nuovo organismo contro il crimine organizzato, la corruzione e il riciclaggio di denaro, istituito il 14 marzo scorso. Si tratta della prima Commissione Antimafia dell’Unione Europea, che quindi segna in maniera importante il corso della storia delle istituzioni europee e della lotta globale alle mafie. La Commissione, composta da 45 membri del Parlamento e il cui mandato avrà la durata di un anno, rinnovabile per una volta, si occuperà di rafforzare la cooperazione tra tutti gli organi che, a livello nazionale, europeo e internazionale, sono impegnati nella lotta al crimine organizzato. Ne parliamo proprio con la protagonista di questa buona notizia, Sonia Alfano.
Salve onorevole, con questa nomina e l’ufficializzazione di un organismo che combatte le mafie a livello europeo si lancia un segnale forte! L’Unione Europea fa finalmente sul serio in tema di lotta alla criminalità organizzata?
Sì, devo dire con molto piacere abbiamo accolto un segnale fortissimo che il Parlamento Europeo ha dato sin dall’ottobre scorso, quando è stata approvata a maggioranza larghissima la mia risoluzione che prevedeva appunto l’istituzione di questa commissione parlamentare sulla criminalità organizzata. E non solo: il mandato di questa commissione include anche corruzione e riciclaggio di denaro, tre aspetti legati tra loro che hanno di fatto massacrato l’economia legale dei 27 Paesi dell’Unione Europea e dei cittadini a cui con questa istituzione possiamo e vogliamo assicurare molta più sicurezza e soprattutto molta più libertà!
La corruzione è quindi un aspetto allarmante della criminalità?
Proprio così, mi dispiace sottolineare il fatto che da una ricerca fatta dalla Commissione Europea emerge che la corruzione come sistema criminale incide ogni anno sul sistema economico europeo per circa 120 miliardi di euro, di questi soltanto 60 riguardano l’Italia. Io a pochi minuti dalla mia elezione ho detto che la corruzione è quel brodo melmoso nel quale si muovono i sistemi criminali che aggrappandosi all’interno delle istituzioni e dell’economia legale fanno in modo di trasformarle in mafie!
Una comune lotta migliorerà la condizione di vivibilità nei paesi dove le mafie sono fortemente radicate?
E’ quello il tentativo, non pensiamo però che le mafie siano solo un problema italiano. Noi abbiamo fatto un monitoraggio molto ampio attraverso il quale siamo riusciti a tracciare un quadro della situazione che non è per nulla confortante: abbiamo diverse tipologie di mafie oltre a quelle italiane a cui dobbiamo aggiungere la mafia nigeriana, quella russa, cinese, giapponese e quella dell’area balcanica. Hanno avuto tutte indistintamente una forte capacità di radicamento anche in quei territori che potrebbero sembrare fuori da determinate idee, come ad esempio la Svezia o l’Olanda. Vedete, fare la considerazione che le mafie siano solo un problema del sud Italia ha condotto questi sistemi criminali a lavorare nell’indifferenza delle istituzioni che purtroppo hanno sottovalutato la loro forza, la loro capacità e soprattutto il loro sistema ben collaudato, permettendogli così di introdursi all’interno delle istituzioni e anche all’interno delle forze di polizia. Un allarme fortissimo in tal senso c’è stato rivolto dai Paesi dell’est, nei quali si registra un alto livello di corruzione proprio all’interno delle forze di polizia! Il nostro obbiettivo sarà quello di metterci a lavorare immediatamente.
Dall’Espresso si legge un’immagine chiara di quella che sarà la vostra attività di controllo: “Un carico di cocaina arrivato a Rotterdam su una nave cargo, l’indagine su un clan di narcotrafficanti che va in fumo perché la legge olandese non consente di ritardare l’arresto di uno spacciatore per risalire ai capi delle organizzazioni. L’estorsione al titolare di un ristorante in Germania, compiuta da due calabresi affiliati alla ‘ndrangheta, che viene denunciata ma che non risolve il problema: finiti in cella i due esattori, due mesi dopo si presentano i sostituti che tornano a chiedere allo stupefatto tedesco il pagamento del “pizzo”, mentre i capobastone restano sconosciuti agli inquirenti. E poi i tempi delle perquisizioni nelle case di esponenti dei clan che non possono scattare tutte nello stesso momento, a Palermo come a Lanzarote, perché la legge spagnola non prevede che questo tipo di attività investigativa si svolga di notte. O il traffico di armi in partenza dal Kosovo, dove per pochi spiccioli i clan criminali possono acquistare bazooka o esplosivo”. L’agenda della Commissione è già attiva nonostante la giovanissima età?
Il lavoro è lungo, già nei mesi precedenti ho cominciato un proficuo scambio di collaborazioni con organismi europei e internazionali come la Commissione Europea, Europol, Interpol, Eurojust, la Corte dei Conti europea, l’UNODC e tutte quelle realtà che si occupano di contrastare il crimine organizzato. Questo perché abbiamo avuto in questi anni la sensazione e la conferma che non possiamo pensare di affrontare la lotta alle mafie senza l’apporto e la collaborazione di tutti gli organismi che poi sono chiamati a questo tipo di attività. Noi abbiamo il compito, come Commissione Europea, di fare da guida politica in questo contesto, ma le autorità giudiziarie ed investigative dovranno dirci di quali strumenti hanno bisogno.
Si tratta di regolamentare l’antimafia?
L’obbiettivo è quello di consegnare un testo unico antimafia: un piano di contrasto al crimine organizzato. Perché fino a quando ogni Paese continuerà ad affrontare questo problema con le leggi ordinarie e con il proprio sistema giudiziario, aimè, non andremo da nessuna parte, anzi! Non faremo altro che agevolare il continuo radicamento e rafforzamento dei sistemi criminali. Noi abbiamo bisogno ad esempio che il reato di associazione mafiosa venga riconosciuto in tutti i 27 Stati membri! Analogamente è necessario che il reato di autoriciglaggio sia riconosciuto in tutti i Paesi europei, mi dispiace dire che l’Italia è uno di quei pochissimi (se non l’unico) Paese all’interno dell’Unione Europea che non ha introdotto tale reato.
Suo padre – Beppe Alfano, giornalista ucciso dalla mafia – sarebbe orgoglioso di un tale e notevole passo avanti in tema di contrasto al crimine organizzato. E come ennesimo atto forte e simbolico alla vicepresidenza si è insediato Rosario Crocetta, anch’egli membro attivo in Europa e simbolo della lotta alla mafia sin da quando era sindaco di Gela. Sarà una commissione che conosce bene il fenomeno perché lo ha vissuto sulla sua pelle, quindi?
Assolutamente sì. Ci sono quattro vice-presidenti per quarantacinque deputati all’interno di questa commissione. Qualcuno ha storto il naso dicendo ‘come mai tutti Italiani?…’, non perché sia un problema italiano, come dicevo pocanzi, ma perché purtroppo per ovvi motivi noi siamo quelli che non solo hanno vissuto il fenomeno sulla propria pelle ma hanno un tantino di esperienza in più rispetto a quei Paesi dove il radicamento delle mafie viene affrontato con le leggi ordinarie.
Vogliamo avvicinare l’ambiente europeo ai cittadini che magari in questo momento di crisi lo vedono piuttosto distante? Come procedono i lavori all’interno del Parlamento Europeo?
Mi rendo conto che spesso il sistema dell’informazione non parla assolutamente di quello che è questa macchina elefantiaca chiamata Unione Europea. Anzi spesso le notizie che vengono date sono fuorvianti, sia ben chiaro che l’Europa non ha mai chiesto a nessun Paese di ridurre un popolo a lacrime e sangue. La crisi economica attraversa e coinvolge tutti i 27 Paesi dell’Unione, ci sono quei Paesi che hanno una leadership debole e che poi subiscono di fatto una serie di azioni e altri come il nostro che hanno una leadership un tantino di parte. Sono stata una delle prime che ha alzato il livello di attenzione rispetto a questo governo tecnico, formato quasi esclusivamente da banchieri, da tecnici che hanno dei conflitti di interessi all’interno dei sistemi bancari e non solo. Il fatto che il presidente Monti sia stato un Commissario Europeo o il fatto che altri siano stato amministratori delegati di banche non significa che ci faranno uscire dalla crisi, anzi.
Non guarda di buon occhio il governo tecnico?
Io contesto il fatto che siano stati effettuati dei tagli alla spesa pubblica, perché se si operano tagli alla sanità, alla scuola, alla cultura, ai servizi fondamentali ed essenziali per la vita dei cittadini come pensiamo poi di voler uscire da una crisi? Mentre tutti gli altri Paesi investono nella scuola e nella cultura proprio per poter formare le generazioni future noi andiamo controtendenza. Come si può pensare poi di uscire da una crisi se continuiamo a dare la libertà totale e indisturbata alle grandi aziende di licenziare i propri dipendenti? Come pensiamo di uscire dalla crisi se continuiamo ad alzare tasse e diminuiamo il potere d’acquisto dei cittadini? Questo non accade in tutti Europa: io vivo quattro-cinque giorni alla settimana tra il Belgio e la Francia e in quei Paesi non si registra la situazione che stiamo vivendo noi. Intanto mi permetto di dire che in Italia c’è un costo altissimo della politica, ma non è solo un problema di stipendi ai deputati. Qualcuno dimentica che nel nostro Paese ad esempio i cittadini pagano ogni anno qualche milioncino di euro per riparare gli arazzi del Quirinale. Io credo che sguazziamo negli scandali: siamo la nazione col più alto numero di scorte e tutele utilizzate da politici, giornalisti, falsi giornalisti e non solo, non perché c’è un pericolo costante, vengono assegnate come status symbol. Se cominciamo a ridurre tutte queste situazioni forse potremmo essere più credibili.
Un’analisi lucida e condivisibile che prosegue tra l’altro sul suo sito www.soniaalfano.it. Utilizza anche i social network per fare rete con elettori, curiosi e cittadini?
Sì sono su facebook: https://www.facebook.com/pages/Sonia-Alfano/40869527363 e da poco anche su twitter: http://twitter.com/#!/soniaalfano.
A presto e giungano i complimenti e il sostegno dalla nostra redazione per la nuova, importante attività!
Grazie e buon lavoro, arrivederci!
Con Rapporto Carelli, l’ex direttore di SyTg24 offre un’approfondita panoramica sull’attualità! Leave a comment
Dal palazzo delle Generali di piazza Venezia, in una delle più belle terrazze di Roma che si affacciano sull’Altare della Patria, va in onda in diretta ogni martedì e mercoledì alle 20.30 la trasmissione di Sky condotta dall’ex direttore del noto canale all news, Emilio Carelli. Con lui parliamo di questo e di tanto altro ancora.
Salve e grazie per l’ospitalità in questo affascinante scorcio mediatico. Lei ha diretto sin dalla sua nascita il canale all news SkyTg24 fino all’avvicendamento con Sarah Varetto, quali sono le dinamiche all’interno di un canale di informazione costantemente in diretta, ci racconta il funzionamento?
Beh sì, più che di dinamiche io parlerei di quei punti di forza, su cui ho voluto puntare quando ho lanciato questo canale nel 2003, che sono lo stile della breaking news, della notizia dell’ultima ora da dare sempre cercando di essere i primi e i migliori nel darla, l’aggiornamento in tempo reale e continuo del telespettatore e la trasmissione – quando c’è l’occasione – di grandi eventi in diretta, cosa che la tv generalista per ragioni di palinsesto e di pubblicità non riesce a fare e che invece il canale all news deve fare proprio per sua vocazione.
Approposito, adesso anche Mediaset si prepara ad un’avventura analoga con Tgcom24: si parla di un riassorbimento dei tre Tg in un unico contenitore. Da addetto ai lavori pensa che possa funzionare un canale all news all’interno di una tv generalista?
Il canale TgCom24 nasce proprio dentro la tv generalista, però poi va sul digitale terrestre e quindi è un vero e proprio canale all news. Come prima valutazione mi sembra che sia partito col piede giusto, sta facendo una buona concorrenza agli altri due canali già esistenti SkyTg24 e RaiNews . Devo dire che uno dei loro punti di forza che ho notato è legato alla cronaca: hanno una rete di corrispondenti e di inviati sul territorio che è molto forte.
Intanto Emilio Fede lascia la direzione del Tg4 entro giugno. Da ex giornalista mediaset, chi vedrebbe bene al suo posto? Facciamo un po’ di fanta-giornalismo.
Vedrei bene un bravo professionista, giovane, che magari porti un’ondata di freschezza al Tg4, forse se ne sente il bisogno e la necessità! Auguro a chi prenderà il suo posto di svolgere bene questo ruolo.
Faccia da talent scout, non si sente di fare un nome?
Penso che all’interno di Mediaset ci siano tanti bravi giovani professionisti che potrebbero prendere il posto di Emilio Fede, ecco!
Il web, il citizen journalism, il social networking hanno cambiato a suo parere le dinamiche dell’informazione? C’è un nuovo profilo multimediale del giornalista?
Io già in tempi non sospetti, più di dieci anni fa, teorizzavo una sorta di matrimonio tra televisione e Internet, cosa che di fatto poi è avvenuta. Quello che c’è da dire è che negli ultimi dieci anni la professione del giornalista è quasi del tutto cambiata e si è completamente rivoluzionata: oggi al giornalista completo si chiede di saper scrivere, di saper fare riprese, di saper pubblicare attraverso sistemi legati al web, di sapere fare l’editing dei video e di avere una preparazione tecnologica completa.
Parliamo di Rapporto Carelli, qual è il profilo della trasmissione, di cosa si occupa e quali utili approfondimenti può offrire allo spettatore?
Rapporto Carelli nasce come momento di approfondimento di qualità proprio all’interno del canale all news SkyTg24. Vuole essere un talk show politico che tratta con criteri squisitamente giornalistici i grandi temi d’attualità, slegandoli dalle dipendenze e dalle logiche dei partiti. Questo è il nostro obiettivo e questo cerchiamo di fare quotidianamente, lavorando in maniera seria e corretta.
Link
Su Facebook: https://www.facebook.com/rapportocarelli
Sito Web: http://tg24.sky.it/tg24/speciali_tg24/rapportocarelli.html
La satira delle vignette di Allegra tra Sicilia e attualità Leave a comment
Per anni – attraverso le pagine de La Reppublica – ha disegnato una classe politica siciliana raffigurandola con le fattezze di topi e un sindaco (quello di Palermo, Diego Cammarata da poco dimessosi) completamente invisibile, di cui si nota la presenza solo attraverso una racchetta sospesa nel vuoto. Lui è Gianni Allegra – pittore, illustratore e autore satirico – oggi ospite nel tinello Barbera per una piacevole chiacchierata.
Salve Allegra, onorati di ospitare un maestro della satira. Lei ha lavorato per anni per redazioni come Comix, Linus, L’Unità, Avvenimenti, Cuore e poi Tango e Smemoranda. Adesso le sue caustiche vignette possono essere assaporate nelle pagine di Repubblica Palermo. Quale rivista ricorda con più affetto?
Ho un ricordo bello di tutte le collaborazioni. Quella per I Siciliani è legata a Pippo Fava, al suo sacrificio, alle sue idee. E anche ad una sua frase che mi colpì moltissimo. Appena ricevuti i miei disegni, era l’aprile o il maggio del 1983, mi chiamò e mi disse: Mai visti mafiosi disegnati così. Nacque una collaborazione istantanea! Ma ricordo con affetto il compianto quotidiano del pomeriggio L’Ora, che pubblicò per otto anni tutti i giorni le mie vignette antimafia. E come non ricordare Linus che nel 1985 mi lanciò come nuovo autore del sud?
Le dimissioni di Diego Cammarata da sindaco di Palermo hanno offerto nuovi spunti?
Ho imparato a fare satira anche in condizioni non propizie: lavorando con i quotidiani devi trovare un’idea anche quando non accade nulla di particolarmente interessante. Certo, la perdita della racchetta sospesa del sindaco, mi mancherà, ma vedrete che ci saranno altri spunti che cattureranno la mia attenzione.
Chi fa satira ha un occhio più attento ai cambiamenti, perciò lo chiediamo a lei (che sicuramente attraverso le sue vignette si appresta già a raccontarlo) cosa ci si aspetta nel futuro di Palermo e della Sicilia?
Nell’immediato non mi aspetto nulla di particolarmente significativo. La mia parte, la sinistra, boccheggia ed è frantumata più che divisa: mi costringe a farle fare da bersaglio per i miei strali satirici. Un bersaglio immobile, direi. Poi, a destra, non si finisce mai di trovare appigli piccoli e grandi per fare satira anche piuttosto facile. Preferisco le situazioni più ambigue, più torbide. Non che mi piacciano nella vita: anzi. Nella satira, per quanto mi riguarda, il guizzo scatta nelle situazioni “paludose”.
La sua vasta produzione satirica è raccolta in sei libri (“I gattopardi”; “La prima repubblica non si scorda mai”; “Centonove vignette”; “Poveri ma brutti”; “Lo statuto dei disoccupati”; “L’isola di Cuffaro”; “Contro la mafia a vignette”, con il quale ha vinto il premio per la satira politica “Pino Zac” a Forte dei Marmi. La sua matita non si ferma mai… sta pensando già a nuove produzioni editoriali?
No, non mi fermo: almeno fino a che avrò idee che mi consentano di realizzare nuovi progetti. Per adesso langue la pittura. Ma presto, spero, di ripropormi con altre mostre in Italia e all’estero. Sto lavorando alle ultime tavole di un graphic novel scritto da Marcello Benfante, “Diario della pioggia”, che uscirà in primavera.
Con la caduta di Berlusconi sembra chiudersi la seconda repubblica, quella più mediatica, fors’anche urticante e grottesca. Qual è stato il personaggio politico che l’ha più intrigata (nel bene o nel male) in queste due tormentate repubbliche?
Senza dubbio Andreotti, Cuffaro e Berlusconi.
Dove trovarla sul web?
Facebook è un ottimo veicolo. Ma adopero un blog a cui tengo molto che si chiama Il Sole e le Nuvole che si trova al sito www.gianniallegra.blogspot.com.
Prossimi appuntamenti che la coinvolgono e che vuole condividere con i nostri lettori?
Venerdì 20 aprile alla Feltrinelli di Palermo presenterò con Benfante, “Diario della pioggia”. Non mancate!
E se anche lui fosse stato tuo fratello? Leave a comment
Phillip Parker (14 anni) la scorsa settimana, per i gravi e ripetuti atti di bullismo cui era vittima a scuola a causa della sua omosessualità, si è tolto la vita. Non è riuscito a sopportare un mondo che non solo non lo accettava, ma che lo maltrattava, gli impediva di vivere una vita serena, una vita normale, una vita tranquilla. Sono tanti, troppi, i casi come questo. Molti di essi, in società meno democratiche e dove le menti sono forse meno ricettive, vengono taciuti. Eppure non sono suicidi, ma omicidi sociali giustificati implicitamente dalla politica e dalle religioni. E se fosse nostro fratello? Nostro figlio? Se fosse un nostro nipote o uno dei nostri più cari amici? Non possiamo far finta di nulla e abbandonare la notizia in una lista di notizie da metabolizzare a fine giornata. Questa storia deve circolare, deve far riflettere.. Affinché qualcosa cambi, affinché la società non continui ad essere un ostile campo di battaglia!
Tra Dio e i Fumetti Disegnati Male, vi raccontiamo l’ironica matita di Davide La Rosa Leave a comment
Ciao Davide, benvenuto! Le tue vignette spopolano sul web e ricevono raffiche di condivisione sui social network, come nasce l’idea di FDM, Fumetti Disegnati Male?
Ciao a voi, bentrovati e grazie per l’accoglienza. L’idea di FDM nasce nel lontano 2002. Emiliano Mattioli, altro autore dal tratto “Incerto” come me, mi disse: “perché non facciamo una rivista che raccolga i migliori fumettisti che non sanno disegnare? E così da dieci anni andiamo avanti a fare FDM raccogliendo sempre nuove leve.
C’è anche un fan club delle tue ironiche parodie di Voyager, Roberto Giacobbo offre parecchi spunti?
Eh sì… quando ci sono di mezzo i templari, gli ufo e i serpenti piumati le idee gemmano di brutto. Giacobbo ha il dono di saper spiegare tutto questo con una classe tutta sua… che, sì, dà molti spunti.
Il personaggio più simpatico però è Dio, rappresentato come un occhio dentro ad un triangolo ha tutte le peggiori caratteristiche umane e per questo risulta esilarante: egocentrico, caustico, attuale, ironico. Come mai hai scelto di rappresentare satiricamente un personaggio così eticamente delicato?
Grazie (anche a nome di Dio). A me piace parlare di religione… Mi fa paura e quindi, forse, la esorcizzo così. Fa paura perché genera estremizzi e fanatismo (un po’ come i tifosi di calcio o i fans di “Star Wars”… ma la cosa preoccupante è che il fanatismo religioso è giustificato. Altrimenti non si spiegherebbe per quale motivo si tollerino quelli di CL e quelli dell’Opus Dei… e soprattutto si tollerano, anzi vengono pure visti con stima, quelli che si fanno del male per espiare delle colpe). In molte strisce di Dio espongo delle domande che ho sempre fatto ai preti e alle quali non ho mai avuto risposta. Con questo non voglio dire che faccio le strisce di Dio per rispondere a certe domande… ma spero sempre che qualcuno leggendole mi dia delle risposte soddisfacenti.
Hai mai ricevuto minacce di querela o intimazioni per la tua satira?
Ho ricevuto minacce di morte dai fans di Michael J. Fox perché delle volte lo prendo in giro per via del suo morbo. Ma non tanto spesso.
Frequenti le fiere del fumetto come il Lucca Comics o il Romics? Quale particolare ricordo conservi degli incontri capitati in quegli ambienti piuttosto originali, strani e curiosi?
Dunque, non è che io frequenti molto quelle fiere. Vado al Lucca Comics e al Comicon a Napoli. Ricordo, un anno a Lucca, un tale che disse: “Sono il barista di Pegasus”… quella frase non ha senso… cerco un senso di quella frase da anni.
Dove trovarti sul web?
Sul mio blog, a questo indirizzo: http://www.lario3.blogspot.com/
Prossimi appuntamenti che ti riguardano e che vuoi condividere con i nostri lettori?
Dovrebbe uscire un mio nuovo libro. Scritto e disegnato da me. Spero di riuscire a finirlo in tempo per il Comicon di Napoli.
Grazie e alla prossima vignetta!
Un caro saluto a tutti i vostri lettori. Vi voglio bene.
Per chi non crede sbattezzarsi è utile? Ne parliamo con l’Unione Atei Leave a comment
Nell’intervista a Raffaele Carcano, segretario nazionale dell’Unione Atei e Agnostici Razionalisti (UAAR), parliamo di attualità e politica, della candidatura di Margherita Hack con Democrazia Atea, di lacità e di palestre di omofobia, di sessualità e del Darwin Day previsto per il 12 febbraio, di Pontifex e dei motivi per cui lo sbattezzo, oltre che essere un’incisiva azione simbolica, può essere un notevole passo avanti per il dissequestro dalle ingerenze vaticane.
Un benvenuto su AgoraVox a Raffaele Carcano. Parliamo di sbattezzi, molti giovani italiani si dicono motivati ad avviare la procedura per togliere i vincoli che li lega alla chiesa. In cosa consiste il procedimento?
Nel semplice invio, a mezzo di una raccomandata a.r., di un modulo scaricabile dal nostro sito, accompagnato dalla fotocopia della carta d’identità. Entro quindici giorni le parrocchie sono tenute a confermare con una lettera quanto richiesto dallo sbattezzando: l’annotazione della volontà di non volere più far parte della Chiesa cattolica. Sbattezzarsi è semplice e veloce, quando si conosce la parrocchia di battesimo.
Perché può essere utile per un non credente battezzato fare abiura?
Abbiamo vinto la battaglia legale che ha messo a disposizione di tutti i cittadini questa possibilità, ma non stiamo certo a sindacare sulle ragioni che possono spingere a utilizzarla. C’è chi lo fa per esigenze di coerenza, chi per protesta, chi per mettere nero su bianco che non si sente “come loro”. Ma può anche essere utile: per esempio, per non pagare le tasse ecclesiastiche nei paesi in cui è previsto, come la Germania o la Svizzera.
Diamo un po’ di numeri (che alla stampa piacciono sempre) sulle quantità di richieste di sbattezzo in Italia?
Lo sbattezzo è un procedimento individuale: nessuno è tenuto a informare l’Uaar dell’invio della richiesta. Per questo motivo i dati veri li può conoscere solo la Chiesa cattolica. Ciò non significa che non si possano effettuare stime: l’Uaar valuta in oltre 20.000 gli italiani che hanno sinora formalizzato l’abbandono della Chiesa. E basa questa stima su alcuni dati concreti: una media di cinque e-mail al giorno per chiedere consiglio sui casi più problematici; oltre 1.500 sbattezzi registrati sul sito www.sbattezzati.it; 2.337 sbattezzati nelle tre giornate nazionali dello sbattezzo; oltre 12.000 membri del gruppo Facebook dedicato al tema; oltre 150.000 moduli scaricati dal nostro sito negli ultimi cinque anni.
Intanto altre iniziative legate alla voglia di laicità non mancano. Già un anno fa Dante Svarca, ex comandante dei vigili urbani di Ancona e dirigente dell’Ufficio statistica del Comune in pensione, sostenendo che somministrare l’ostia consacrata come ‘corpo di Cristo’ è abuso della credulità popolare, ha presentato un esposto a carico del vescovo, mons. Edoardo Menichelli. Altre iniziative in tal senso?
Ogni giorno salta fuori qualcosa, siano esse azioni estemporanee o serie iniziative giuridiche. È un’eccellente testimonianza di quanto l’esigenza di laicità sia sentita nel Paese. Da parte nostra abbiamo appena lanciato il sito www.icostidellachiesa.it, la più dettagliata inchiesta online sull’argomento, e tra qualche giorno partiremo con una nuova campagna di informazione sull’ora di religione. Il lavoro (purtroppo) non manca.
E allora facciamo un po’ di conti in tasca al Vaticano: una monarchia che non ha firmato la carta dei diritti dell’uomo, ma riceve l’otto per mille per fini di solidarietà promuovendo la cosa con accorati spot. Secondo Report, però, del totale dell’otto per mille annuo, solo il 20% va destinato alle missioni di carità, mentre il restante 80% è ad uso e consumo del clero. Sono stime reali?
Beh, sono cifre fornite dalla stessa Chiesa! Il problema è che gli spot sono incentrati quasi tutti sulla carità, piuttosto che sulla costruzione di nuove chiese o sul finanziamento della Sacra Rota, utilizzi di cui ben pochi (anche tra i cattolici) sentono il bisogno.
Le ingerenze più pesanti da parte della Chiesa si hanno nell’istruzione. Benedetto XVI ha affermato che l’educazione sessuale nelle scuole è una minaccia alla libertà religiosa. La morale sessuale della Chiesa Cattolica non è da meno: nessun rapporto con la persona amata, anche se si è in età matura, se non si è sposati (art.2353 del Catechismo); vietato masturbarsi perché è un atto intrinsecamente e gravemente disordinato (art. 2352). Gli omosessuali sono chiamati alla castità (art. 2358). Atto intrinsecamente cattivo ricorrere al condom al fine di non procreare (art. 2370). Non sembra più essere l’educazione sessuale cattolica una minaccia alla libertà della persona?
Lo diventa soltanto nel momento in cui lo Stato o i suoi funzionari la fanno propria. Come accade, per esempio, quando si deve ricorrere alla contraccezione d’urgenza, e si incappa in medici o farmacisti cattolici. La libertà di vivere la propria sessualità come si vuole, in Italia, è ai livelli più bassi dell’intera Europa occidentale, ed è facile capire chi ne porta la responsabilità.
Il costante atto di accusa alla sessualità altrui pone notevoli problemi di accettazione e produce palestre di intolleranza, razzismo e omofobia. Così, mentre la chiesa punta il dito sulle differenze sessuali, la notizia di qualche giorno fa è che un ragazzo di 20 anni, a Vicenza, ha tentato il suicidio perché i genitori non hanno accettato la sua omosessualità. Il risultato della continua negazione di diritti legata alle ingerenze cattoliche non dovrebbe lanciare un allarme sociale e far riflettere anche la classe politica?
Al contrario. Episodi del genere ‘provano’ ai politici quanto forte ed efficace sia il condizionamento sociale operato dalla Chiesa, tanto che ne traggono la conclusione che può operare allo stesso modo anche come indicazione di voto a loro favore.
Cosa ne pensa della candidatura di Margherita Hack con Democrazia Atea?
Siamo talmente a favore della libertà di scelta che non diamo alcuna indicazione di voto. Certo, ci farebbe piacere un parlamento più laico dell’attuale (e ci vuole veramente poco). Se la laicità è, come è, un supremo principio costituzionale, allora tutti i partiti dovrebbero farla propria. Purtroppo capita esattamente il contrario.
Quali sono i canali per contattare o collaborare col UAAR?
Abbiamo una sede a Roma, a cui si può telefonare in orario d’ufficio, o a cui si può inviare una e-mail (info@uaar.it). Abbiamo anche un gruppo Facebook sostenuto da oltre 22.000 navigatori (www.facebook.com/UAAR.it), e siamo presenti su due terzi delle province italiane. Le occasioni per un contatto non mancano certo…
Prossime iniziative che vi riguardano e che volete condividere con i nostri lettori?
Febbraio sarà il mese dei Darwin Day e della Settimana AntiConcordataria. E subito dopo partirà la nostra casa editrice, Nessun Dogma. Ma non ci fermeremo certo qui!
Caterpillar raddoppia e ogni 12 ore ci racconta l’attualità in chiave ironica: alle 6 e alle 18. L’intervita ad un volto della radio, Marco Ardemagni. Leave a comment
In onda da 17 anni ci hanno raccontato la realtà schiacciando i sassi dell’informazione: tra colpi di coda (con gli ascoltatori fermi in fila in autostrada) e iniziative di sana italianità come i Cateraduni a Senigallia e M’Illumino di Meno, le giornate del risparmio energetico. Adesso raddoppiano: da una parte la sveglia delle 6 con Benedetta Tobagi, Filippo Solibello e Marco Ardemagni (www.caterpillaram.rai.it), dall’altra il rientro a casa delle 18 con Massimo Cirri e il neo-rieletto direttore di Raitre Antonio Di Bella (www.caterpillar.rai.it). Ve lo raccontiamo attraverso la voce di Marco Ardemagni in una lunga e curiosa intervista.
Salve Ardemagni, da due settimane su Radio 2 svegliate gli italiani con un’originale lettura della realtà attraverso Caterpillar AM. Il consenso è ampio e lo si registra dal boom di download del podcast, vi aspettavate una partecipazione così ampia in un orario così delicato?
Possiamo dire che ci speravamo e che ci eravamo allenati scrupolosamente già dalla primavera per affrontare al meglio questo appuntamento. Se la memoria non mi inganna, da quando faccio questo lavoro, cioè da oltre venticinque anni, non ho mai preparato un programma con tanta attenzione. Mi fa piacere che i risultati siano buoni: chissà che, oltre all’impegno profuso, non sia stata decisiva l’idea solibelliana di convocare le riunioni di pianificazione quasi sempre all’aperto, in posti verdi e ameni, come il Parco Sempione, zona Triennale, invece che nei carissimi, ma un po’ grigi, corridoi della Rai. Sono serviti molto anche due appuntamenti collettivi in luglio a Castiglione della Pescaia e in agosto a Londra. Il tutto con uno stile molto movimentista, documentando sempre ogni cosa su facebook, anche durante le vacanze. Lo spirito di gruppo si è rafforzato così. Da Londra abbiamo messo a punto anche la collaborazione con RaiNews, dopo il minitest di Pontida, dove Solibello e io abbiamo commentato il raduno leghista. Quando abbiamo visto i riscontri del pubblico (in assenza di Audiradio ci basiamo sulle classifiche di iTunes e sui commenti sulla pagina fan di Facebook) ci siamo detti: “Beh, il lavoro paga. E anche l’entusiasmo nel fare le cose”. Ma il campionato è ancora lungo e, come dicono gli allenatori bravi, “non abbiamo ancora vinto niente”.
Il trucco sta nel ritmo, nell’attualità estrapolata dai titoli dei quotidiani e nella satira che tra lei e Cinzia Poli offre una colazione informata e divertente.
Sono d’accordo che il ritmo sia decisivo, ma questo elemento, se hai Solibello alla guida, è quasi scontato. Abbiamo dovuto anzi rallentare un attimo, per entrare maggiormente in sintonia con la cadenza più blanda delle sei del mattino: a quell’ora negli ascoltatori la frenesia per la giornata imminente si sta manifestando, ma non si è ancora dispiegata del tutto. Però, e qui rispondo anche a un pezzo della domanda precedente, forse non tutti sanno che alle 6 di mattina c’è già un sacco di gente in giro, oppure sveglia a casa, pronta a seguirci. E il numero aumenta con il passare dei minuti: le 7 di mattina, alla radio, sono prime time. Per quanto riguarda la satira, a Cinzia Poli e a me piace giocare con le parole, ma l’obiettivo finale è quello di non lasciare nulla di impunito. Fino a qualche tempo fa, Cinzia era la buonista del duo e io quello più corrosivo, ma ultimamente lei è diventata una vera murena precisa e implacabile: a volte fa paura anche a me!
Com’è strutturata la trasmissione? La vuol presentare a quei lettori che ancora non vi conoscono?
La prima parte è dedicata alla rassegna stampa condotta principalmente da Filippo e Benedetta. La puntata però si apre con un sogno di Benedetta che rilegge in chiave onirica e fantastica soprattutto la politica italiana. Sulle ultime note della sigla, firmata dalla Banda Osiris (www.bandaosiris.it) come tutte le bellissime musiche originali del programma, parte già la carrellata Solibello-Tobagi sui quotidiani. Poco dopo io azzardo una prima previsione sulla giornata che si sta aprendo puntando i riflettori su un microevento, poi suggerisco una chiave di lettura particolare ai titoli dei giornali, infine propongo le nomination dei tre migliori titoli dei quotidiani, tra i quali poi gli ascoltatori, votando su Facebook (www.facebook.com/caterpillaram), scelgono il campione del giorno. Cinzia Poli punteggia la narrazione con i “segnali orari” che diventano battute spiazzanti. Benedetta nel finale lancia il suo “circolino rosso”: l’editoriale da non perdere oggi in edicola. In questa mezzora scarsa riusciamo anche a mettere qualche disco e a sentire due ospiti al telefono e a lanciare il titolo del “dibattito”!
E la seconda parte?
Quella arriva dopo il GR delle 6.30, dura otto minuti circa ed è ripresa anche in TV da Rai3 e RaiNews (www.rainews.rai.it). E’ lo spazio di quello che noi chiamiamo il “dibattito”, in cui prendiamo sei, sette telefonate sul tema del giorno, quello che divide il nostro pubblico, sempre a partire da un fatto di cronaca, ad esempio: Preti sposati sì o no? Ma anche: per Bankitalia meglio Grilli o Saccomanni? Qualche volta chiediamo anche semplici testimonianze come quando è morto Bonelli, il padre di Tex chiedendo: “Qual è il vostro personaggio di Bonelli preferito?”. Nella terza parte, dopo il Meteo, prevale il tema: “che giorno sarà?”. Qui Filippo e Benedetta traggono altri spunti dai giornali, io lancio previsioni con il magico computer “The predictor” e poi tramite una quartina dettatami nella notte dallo spirito di Nostradamus. Matteo Maserati, il gestore di Peak Performance in collegamento telefonico, dà la giusta carica a un personaggio che in giornata dovrà affrontare una prova dura e, indirettamente, a ogni ascoltatore. Qui riusciamo ad avere al telefono ancora uno o due personaggi protagonisti della giornata. Nel finale Cinzia Poli ci allieta con le No News, i fatti che di certo non accadranno nella giornata. E, ovviamente, tra una cosa e l’altra, ancora musica, il sound di Radio2. Sembra impossibile, ma tutto questo sta in meno di un’ora netta.
Qualche esempio di profezia azzeccata da The Predictor?
The predictor è una macchina sofisticatissima che con soli tre parametri è in grado di predire qualsiasi evento, dall’esonero di Gasperini all’esito del voto alla camera che ha salvato Milanese. Dalla vittoria di Cavendish al mondiale di ciclismo alla bocciatura di Baila da parte del giudice. Finora le sta prendendo quasi tutte. Io avverto sempre gli ascoltatori: non scommettete basandovi sulle profezie di The Predictor: è immorale, perché avreste troppo vantaggio sui bookmakers. È quasi barare.
Com’è nata l’idea di affiancare alla conduzione di Filippo Solibello un nome forte legato al giornalismo come quello di Benedetta Tobagi?
È stato un insieme di circostanze talmente articolate e, lasciamelo dire, fortunate, che sarebbe impossibile riassumerle in poche parole. Qui ognuno degli attori ha giocato un ruolo diverso: possiamo dire che è stata un’alchimia tra le esigenze di noi autori del programma, le indicazioni della dirigenza e soprattutto la volontà di Benedetta che ha accettato la sfida (e le levatacce!) col sorriso sulla bocca. Tre elementi possiamo ricordarli facilmente: la voglia di avere una voce femminile dopo anni di conduzione maschile a Caterpillar, la fascinazione per la scrittura di Benedetta e anche, perché no, i consigli di qualche amico comune. Con Benedetta Tobagi ci siamo sentiti subito a casa. E visto che parliamo di casa, vorrei citare anche gli altri componenti di questa crew molto molto unita a partire dalla regista Sabrina Tinelli, rapidissima e pronta all’innovazione, il caporedattore Filippo Rossi, compagno di scorribande nerazzurre, efficientissimo e fondamentale nel mantenere alto lo spirito di gruppo e il visionario webmaster Luca Camisasca, l’elemento più cool della redazione. Il tutto sotto l’attenta cura di Renzo Ceresa, il vero guru della radiofonia milanese.
Un’iniziativa quella della mattina che sta avendo così un notevole successo, alcuni ascoltatori del pomeriggio si lamentano però della scissione e avanzano l’ipotesi che alla base del raddoppio ci sia un litigio tra i conduttori storici Cirri e Solibello, lei che ne pensa?
Chi conosce l’attitudine di Massimo e Filippo sa che con loro è praticamente impossibile litigare. Può essere naturale che dopo tanti assieme abbiano voluto provare a fare qualcosa separatamente. Rimando chi volesse approfondire questo argomento alla articolata e appassionatissima lettera che Filippo ha pubblicato sul blog di Caterpillar in occasione della chiusura della scorsa stagione: http://caterpillar.blog.rai.it/2011/07/01/arrivederci-a-settembre/
L’anima di Caterpillar tra l’altro ha un’altra faccia: quella di Catersport, con un altro storico conduttore di Caterpillar, Sergio Ferrentino. E’ la versione sportiva con cui collabora pure lei, possiamo dire che è uno stakanovista della radio?
Sergio Ferrentino è stato l’inizio di tutto. Energia, tecnica e anche un grande intuito nello scegliere teste pensanti. Teste pensanti, ma anche teste calde: Cirri, Lauro, Solibello e io siamo tutti venuti su alla sua scuola, per poi schizzare in ogni direzione. Riguardo allo stakanovismo, c’è una parte di vero, la verità è che trovo molto stimolante lavorare su progetti diversi, anche se animati da uno spirito originale comune: è il mio modo per tenere la mente sveglia. E lei Barbera ha scaricato i podcast di Catersport e di Caterpillar AM?































